di Lucia Bargione 2 Dicembre 2015

Lungo o corto. Tazza grande o piccola. Caldo o tiepido. Macchiato o non macchiato. Corretto o non corretto. Amaro o zuccherato.

Qualunque sia il rituale che da bravi italiani infliggiamo ogni mattina al barista, il modo di pagare quel caffè potrebbe cambiare per sempre con i micropagamenti, cioè i pagamenti di pochi centesimi effettuati con bancomat o carta di credito.

Con alcuni emendamenti alla Legge di Stabilità 2016, il PD ha chiesto di cancellare il tetto dei 30 euro, in vigore del 1 Luglio 2014, sotto i quali si possono rifiutare pagamenti con moneta elettronica, prevedendo sanzioni specifiche per i commercianti (gli artigiani e i professionisti) che non si mettono in regola con l’installazione di Pos e con l’obbligo di accettare i micropagamenti.

Ma per il nostro barista già oppresso dalle manie mattutine dei suoi clienti (così come per i ristoratori), adeguarsi non è un’operazione a costo zero.

La ragione è semplice: il costo del Pos. L’attivazione infatti costa all’esercente oltre 2 mila euro l’anno, con un’incidenza media sui ricavi del 2%.

In particolare il costo va dai 75 agli 82 euro a seconda della tipologia adottata, cioè se mobile (gestibile attraverso lo smartphone) o tradizionale, agganciato ad una linea fissa Adsl.

Attivazione a parte, il barista o il ristoratore deve poi farsi carico del canone mensile per il servizio, il costo è in media di 24 euro al mese per la linea fissa e quasi 10 euro per rete mobile.

Ma questi sono solo i costi di gestione. Ai quali vanno aggiunte le cosiddette spese di “attività”, ovvero la percentuale o la cifra fissa per ogni transazione elettronica effettuata dal cliente. Negli emendamenti del Partito democratico sono previsti tagli alle commissioni per le piccole transazioni (sotto i 5 euro), comunque, anche qui, i costi variano in funzione delle carte utilizzate.

Se è una carta di credito barista o ristoratore verseranno circa il 2% della somma transata. Se invece è un bancomat ci sono due possibilità in base alla tariffa attivata:

1) l’addebito avviene con una commissione fissa per ogni transazione.
2) l’addebito avviene tramite il combinato disposto tra una cifra fissa per ogni transazione più una commissione aggiuntiva sull’importo della transazione.

Ecco perché alla fine di un anno, se l’obbligo del pagamento con moneta elettronica venisse esteso sotto i 30 euro, i costi per il già paziente barista o il ristoratore, potrebbero arrivare sino a 3.812 euro.

Per quanto l’obbligo del pos diminuisca i rischi connessi alla gestione del contante, il costo per i commercianti della ristorazione sono al limite del sostenibile.

Se il prezzo di quel famoso caffè o il conto al ristorante dovessero improvvisamente impennarsi, conosciamo già le ragioni.

[Crediti | Link: La Stampa]