di Marco Locatelli 19 Giugno 2020

Era aperto dal 1938 – ha superato pure una Guerra Mondiale – ma ora rischia di abbassare le serrande per sempre. Il bar della stazione di Monza deve infatti pagare 27 mila euro di affitto relativo ai tre mesi di pandemia – marzo, aprile e maggio -, durante i quali l’attività è rimasta totalmente chiusa per 60 giorni.

La situazione socio-economica mondiale è cambiata sensibilmente a causa della convivenza con il covid-19, e nonostante la riapertura il lavoro non è tornato come prima. Ma il contratto di affitto del locale, sottoscritto con le Ferrovie dello Stato, non è invece cambiato: 9 mila euro al mese.

“Solo che ora non ce la faccio a pagarlo, è diventato insostenibile – racconta con amarezza a Il Giorno Giuseppe Passaretta – A dire il vero era una cifra molto alta anche prima del coronavirus, ma avevo accettato le condizioni perché questo bar non è solo un lavoro ma fa parte della storia della famiglia. E’ aperto dal 1938 e siamo alla quinta generazione consecutiva, senza interruzione, che lo gestiamo. Dopo i bisnonni e i nonni, nel 1990 ha proseguito mia moglie e dal 2014, dopo la sua scomparsa, ho continuato io, assieme anche ai miei figli Serena e Stefano. Ora però è diventato insostenibile”

Il lavoro è a meno del 30% rispetto al periodo pre-covid: la maggior parte delle persone non prende più il treno e gli altri servizi della stazione di Monza come bar e biglietteria sono chiusi.

Per ora il bar della stazione continua la sua lotta, almeno fino a settembre, poi “se la situazione non cambia e la gente non torna a prendere il treno, io sarò quello della famiglia che dopo quasi un secolo dovrà chiudere il bar”.