di Nunzia Clemente 17 Luglio 2017
mozzarella di bufala

Nei giorni scorsi il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana ha approvato una modifica del disciplinare per poterla surgelare.

L’apertura alla versione surgelata per la ristorazione consente al latticino di avere una vita più lunga, senza compromettere la qualità –a parole– oltre ad abbattere i costi dell’esportazione, visto che il trasporto senza liquido costa meno per ovvie ragioni di peso.

Calma, nulla è ancora deciso, la parola passa ora al ministero dell’Agricoltura e all’Unione Europea.

Nel frattempo Confagricoltura ha promesso battaglia per “tutelare la tradizione e la storia secolare della produzione“.

L’organizzazione degli allevatori è decisa a combattere la nuova norma in ogni sede, visto che secondo loro il rischio è quello di “stravolgere un’eccellenza solo per aumentare i profitti“, si sono rivolti al governatore della Campania, Vincenzo De Luca e al ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.

Ma per quale motivo il Consorzio avrebbe approvato una norma che, in apparenza, danneggia l’immagine della mozzarella, prodotto noto in tutto il mondo proprio per la sua freschezza?

“Oggi far viaggiare mozzarella Dop a New York costa almeno 10 euro in più al chilo, con il risultato che il prodotto al dettaglio arriva a costare, inclusi i successivi passaggi di distribuzione, circa 35 euro al chilo“, fanno sapere dal Consorzio.

Con la conseguenza che le esportazioni non superano in tutto il 30% della produzione. La mozzarella congelata, invece, potrebbe affrontare lunghi viaggi via nave, al costo contenuto di 0,50 centesimi al chilo.

Nessun problema, sempre secondo il Consorzio, di “eventuali truffe” per il consumatore: sull’etichetta della mozzarella congelata ci sarà la scritta “frozen”, e per garantire l’artigianalità la trasformazione avverrà entro 60 ore dalla mungitura. Una volta scongelato il prodotto si presenterebbe integro e piacevole, come fresco.

L’ipotesi di una versione surgelata della mozzarella sembra non allarmare chef e pizzaioli campani, sentiti questa mattina dal Corriere della Sera.

“Se è tutto fatto con trasparenza non vedo ostacoli, anzi, sarà possibile offrire un alimento migliore di tante imitazioni in vendita all’estero, commenta Gennaro Esposito, chef patron del ristorante Torre del Saracino di Vico Equense, due stelle Michelin.

Parere simile quello di Rosanna Marziale che da anni proprne in alcune ricette la mozzarella abbattuta e grattugiata sul piatto caldo, per esaltarne il sapore.

Anche il giovane pizzaiolo napoletano Ciro Oliva è d’accordo: “Sfruttare processi moderni per esportare un prodotto così delicato è interessante perché può generare nuovi posti di lavoro”.

Se è tutto così facile allora perché tante polemiche? Perché Confagricoltura insorge e difende a oltranza l’icona della gastronomia campana contro l’attacco alle sue caratteristiche organolettiche per pure ragioni di mercato?

Voialtri lettori di Dissapore, che siete donne e uomini di mondo, l’avete per caso capito?

[Crediti | Corriere della Sera. Link: Più Mezzogiorno]