Napoli, Concettina ai Tre Santi non trova personale e se la prende con il reddito di cittadinanza

Ciro Oliva della famosa pizzeria napoletana cerca camerieri e pizzaioli e si lamenta del Reddito di cittadinanza, l'Assessore al Lavoro gli risponde per le rime.

Napoli, Concettina ai Tre Santi non trova personale e se la prende con il reddito di cittadinanza

I giovani d’oggi non vogliono lavorare, preferiscono starsene comodi con il reddito di cittadinanza. È il nuovo mantra della fase di riaperture post-pandemica: bar, ristoranti e pizzerie lamentano la carenza di personale, e se la prendono con le misure di sostegno pensate per i più poveri. Qualche giorno fa lo aveva detto in generale per la sua regione il Presidente della Campania Vincenzo De Luca. Ieri c’è stata un’altra dichiarazione, proveniente da un singolo locale, ma molto in vista a Napoli e molto noto anche fuori: Concettina ai Tre Santi. Il titolare Ciro Oliva ha raccontato al Corriere del Mezzogiorno: “Difficilissimo trovare pizzaioli, fornai, ragazzi di sala. Tanti prendono il reddito di cittadinanza e trovano più comodo avere i soldi fino a casa senza lavorare oppure, e sono numerosi, vorrebbero un impiego al nero. Ma da Concettina ai Tre Santi lavoriamo stando sempre nelle regole. Chi viene da noi ha un regolare contratto e non facciamo maneggi”.

Dichiarazioni forti che hanno come prevedibile scatenato polemiche sui social, dove le posizioni si sono polarizzate: da un lato i plausi, dall’altro le critiche. Concettina ai Tre Santi è pizzeria famosa sia perché fa un’ottima pizza, sia perché si trova nel cuore del rione Sanità, uno dei quartieri più popolari di Napoli: il locale ha rappresentato negli ultimi anni un luogo di ritrovo e un faro, un esempio e la dimostrazione che un’altra Napoli è possibile, proprio a partire da un posto difficile. Qui abbiamo un curioso rovesciamento: è l’imprenditore a prendersela con il lavoro in nero, che permetterebbe di sommare due mezzi redditi, quello del lavoretto e quello di cittadinanza.

Prosegue Ciro Oliva: “Da me lavorano 30 ragazzi, ma sarebbe importante poter contare su altre forze. Lavoriamo molto con i turisti, che stanno lentamente tornando. In genere non chiudiamo neanche: si incomincia prima di mezzogiorno e si va avanti fino a sera. La volontà e la ferma disciplina del lavoro è quella che ci ha portato all’eccellenza e nel nostro team c’è posto per chi vuole essere con noi, con queste premesse”. Quella che voleva e poteva essere una richiesta di aiuto e un appello ai lavoratori a spasso – venite, da noi c’è posto – si è trasformato così in un editoriale, una lamentela che presta il fianco a molte osservazioni. Le più acute sono venute da Giovani Pagano, Assessore al lavoro del Comune.

https://www.facebook.com/giovannipagano1984/posts/163357089133218

Il suo ragionamento si incentra su due punti. Uno è quello classico: se i locali pagassero quanto devono, tenendo conto dei contratti nazionali e del numero di ore spesso spropositato che richiedono, solo un pazzo rifiuterebbe uno stipendio che è doppio o triplo del reddito di cittadinanza. Il secondo è tecnico, ma non meno valido: il reddito di cittadinanza viene assegnato alle famiglie, non ai singoli, quindi stare a casa da mammà e prendere i soldi dello Stato è matematicamente impossibile. Ma vale la pena leggere quello che dice Pagano per intero.

“Faccio anche io un appello a Ciro Oliva, fare un’ottima pizza e avere gente che lavora per te non fa di te un esperto di politiche del lavoro, prima di sparare sulla povera gente bisogna informarsi bene. Dire che i ragazzi preferiscono il Reddito di cittadinanza al lavoro è una stronzata, non solo dal punto di vista politico, ma soprattutto dal punto di vista tecnico. Il RdC viene assegnato su base familiare, purtroppo non su base individuale, un ragazzo o una ragazza che non ha già una casa di proprietà o un affitto già intestato che garantisce la residenza, non può fare domanda per l’assegno perché come metro di valutazione viene utilizzato l’ISEE. Quindi chi vive in famiglia non percepisce RdC al massimo è l’intero nucleo familiare che ne beneficia.

Capisco che attaccare i percettori è di moda, però ci sarebbe da chiedersi come è possibile che un pizzaiolo che lavora parecchie ore a settimana, preferisce 500 euro al mese invece di una paga che dovrebbe essere di tre volte più alta, magari che si andrebbe a sommare ad un’altra entrata in famiglia. Ad esempio una pensione di un parente, sempre per informazione, anche minima in un nucleo familiare di 3 persone azzera quasi completamente l’RdC. Sono sicuro che oltre a fare un’ottima pizza Concettina ai Tre Santi paghi regolarmente i suoi dipendenti e sappia verificare da solo che non c’è nessun paragone tra una busta paga media di un pizzaiolo e l’assegno del RdC.

Sempre per arricchire la discussione, basta avere sulle spalle un’affitto medio nella zona della Sanità (3-400 euro per un monolocale) per avere a mala pena i soldi per fare la spesa. Che il Reddito di cittadinanza non sia perfetto è fuori dubbio, che sia una risposta alla povertà diffusa e alla disoccupazione dilagante mi sembra ovvio. Invito Ciro Oliva a fare un’altra riflessione: l’altro grande merito del RdC è smascherare quegli imprenditori che vogliono dare paghe da fame ai loro dipendenti, spesso mascherando il lavoro con contratti di tirocinio e apprendistato. Lui che è una persona che lavora onestamente, dovrebbe essere grato a questa misura per aver fatto venire fuori chi nella vita prova a fare l’imprenditore sottopagando i propri dipendenti”.