Negli stabilimenti balneari con la parmigiana: ma che ha visto Assoturismo?

In Puglia è arrivato il momento di litigare per l'introduzione del cibo da casa negli stabilimenti balneari: ma in questo caso a discutere sono il presidente della Regione e Assoturismo

Negli stabilimenti balneari con la parmigiana: ma che ha visto Assoturismo?

Ed eccolo, puntuale come il mal di pancia da aria condizionata, che torna il dibattito dell’estate sul cibo in spiaggia. Manco non avessimo sviscerato l’argomento sotto ogni possibile punto di vista, spiegando (noi compresi) che nessuno stabilimento balneare può vietare ai suoi clienti di portare cibo da casa.

La questione dovrebbe essere chiusa, no? La legge parla chiaro, lo spazio per le polemiche sta a zero. E invece no, ogni benedetta estate ecco tornare le storie di stabilimenti che vietano l’ingresso all’ombrellone con panini e borse frigo. Si tratta di casi singoli, questo va detto, ma evidentemente duri a morire e comunque piuttosto diffusi, almeno più di quanto dovrebbe essere. E non è un caso, perché evidentemente il diritto dei bagnanti di mangiare il proprio cibo sulle spiagge (così come quello di fare il bagno dove vogliono, anche dove c’è uno stabilimento privato) non è così chiaro a tutti. Oppure lo è, ma viene messo in discussione.

Assoturismo litiga con il presidente della Regione Puglia

Lo dimostra la recente discussione scoppiata tra Assoturismo e il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. I primi, quelli della Federazione sindacale rappresentativa delle imprese operanti nel settore turismo della Confesercenti, dicevano sostanzialmente che proibire ai bagnanti di portarsi il cibo da casa è necessario per mantenere il decoro sulle spiagge. Il secondo, il presidente della Regione Puglia, ha postato in risposta un video social difendendo – correttamente – i diritti dei bagnanti. Non solo perché appunto lo impone la legge, ma anche perché “il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante”. “Il mare è un bene comune, non può diventare un lusso. Su questo principio non si torna indietro”.

Decaro ha ricordato il divieto di utilizzare in spiaggia plastica monouso, e ok, ma appunto, per il resto il punto in realtà è uno e uno soltanto: i bagnanti, sulla spiaggia, possono mangiare, e nessuno glielo può impedire. Lo dice la legge, e bon, e non è una questione di quanto spendono per gli ombrelloni (cosa su cui comunque si potrebbe dire qualcosa, visto che alla fine le spiagge sono pubbliche, e forse certe esagerazioni andrebbero calmierate in qualche modo).

La replica di Assoturismo

Io non lo so, in quale spiaggia vanno in vacanza quelli di Assoturismo. Di certo non in quelle dove capito io, che comunque non ho mai visto nessuno portarsi la parmigiana di melanzane allo stabilimento balneare. Almeno, non più dopo gli anni Ottanta. E invece, loro insistono, ribadendo a Decaro che è tutta una questione di decoro pubblico.

“Il Presidente fa riferimento al semplice consumo di un “panino”, quasi a voler rappresentare un gesto occasionale e marginale”, dice Assoturismo Capitanata, ma “la realtà è ben diversa. Nella maggior parte dei casi si assiste all’introduzione di veri e propri pasti completi: pasta, secondi piatti, frutta, dolci, bevande e ogni genere di alimento, trasformando le aree attrezzate degli stabilimenti in spazi destinati a consumi che nulla hanno a che vedere con il concetto evocato nelle dichiarazioni regionali”.

Insomma, Assoturismo non ce l’ha con chi si porta i panini, ma con chi banchetta e bivacca sulle spiagge italiane, con un menu completo da asporto. Che poi, diciamo, per questo esistono le regole sulla civile convivenza, prima ancora che i proclami. Per il resto, su che non è difficile, ripetiamolo tutti insieme: “nessuno può vietare ai bagnanti di portare cibo in spiaggia”. E stop.

Aggiungici come fonte preferita su Google