Adam Sandler è a Torino, e se vivete in città o siete passati dalla città il tempo sufficiente a intercettare l’algoritmo che vi colloca lì, allora lo sapete per certo anche voi.
L’attore e produttore cinematografico famoso per le sue interpretazioni da commedia è arrivato in città qualche giorno fa per girare “Un weekend da bamboccioni 3”, film che ammettiamo di non conoscere e su cui non vorremmo cadere nel pregiudizio di considerarlo perdibile partendo dal titolo.
Insomma, il tema è che in una città che non riesce ad abbandonare un certo provincialismo, questa è la notizia del momento, insieme al fatto che le scene che verranno girate in pieno centro città, tra via Roma e piazza San Carlo, saranno in realtà nel film collocate a Parigi, e giù di nuovo polemiche sul fatto che Torino non si sa valorizzare, e che sa prendere solo il disagio di un set cinematografico senza raccoglierne i frutti d’immagine.
E fa parte di questo provincialismo anche un certo fatto piuttosto inquietante, ovvero che, a giudicare dai social network, Adam Sandler ha visitato la metà dei locali cittadini, perfino quelli meno in hype (anzi, soprattutto quelli) assaggiando più o meno ogni cosa.
Adam Sandler s’è mangiato Torino. O no?
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Panini da passeggio, spritz, drink, vassoi di paste miste. Adam Sandler sembra in questi giorni aver apprezzato molto più del dovuto l’offerta enogastronomica torinese.
A giudicare dai post in cui, con la sua giacchetta rosa fluo – la stessa con cui girava le scene del film – si fa immortalare in questo o in quel locale, l’attore è molto affamato, e pure molto disponibile.
E se per caso non fosse vero?
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Spoiler: non lo è. Ed è questo a rendere il tutto preoccupante. La maggior parte di questi contenuti, foto e video che circolano sui social, e che ritraggono Adam Sandler in giro per la città, sono fake generati con l’intelligenza artificiale.
Sia chiaro: Adam Sandler è davvero a Torino, sta davvero girando un film in centro, e certamente da qualche parte avrà pure mangiato e bevuto. Ma quello che vedete sui social, nella maggior parte dei casi, è finto. E alla fine, ci toccherà dubitare di ogni cosa che vediamo, pure che Parigi in realtà sia Torino e non viceversa.
Anche se postato come scherzo giocoso e innocuo, in molti casi questo tipo di contenuto fatto con l’AI non è nemmeno dichiarato come tale, nonostante viga ormai l’obbligo nel marketing di palesare i contenuti “AI generated“. In realtà – si dirà – non è marketing ma soltanto un gioco, e per gli utenti è chiaro che sia così, non c’è mica bisogno di specificarlo. Permetteteci però un po’ di dubitarne, e di porci il problema di un regolamento che evidentemente a oggi non riesce ancora a includere tutte le casistiche e ad arginare l’utilizzo di uno strumento che può portare a distorsioni enormi nella percezione comune.
Insomma, la conclusione è: povero quel ristoratore che posterà l’unica foto vera con Adam Sandler, perché a questo punto nessuno gli crederà più-