Nessuno può chiamarsi “MC”. Quantomeno, nessuno che faccia ristorazione. Non è la prima volta che il colosso più colosso dei fast food mondiali, McDonald’s, intenta causa contro un piccolino, reo di aver utilizzato un marchio un po’ troppo simile, o comunque vagamente riconducibile a quello del doppio arco d’oro.
Anni fa successe all’hambugeria torinese Mac Bun, che giocava sul doppio senso del rimando giocoso al brand americano utilizzando un’espressione tutta piemontese che significa grosso modo “solo buono”. Anche a quel tempo, McDonald’s non la prese troppo sul ridere, e il format torinese fu costretto a rinunciare al suo nome, sostituendo le prime lettere con un paio di asterischi e, alla fine, trasformando un problema in un’opportunità e occasione di visibilità.
McDino’s contro McDonald’s

Chissà se sapranno fare altrettanto i proprietari di McDino’s, attività pugliese che – dice la sentenza – offre “servizi di ristorazione e prodotti alimentari identici a quelli offerti” da McDonald’s, e dunque si è vista prima recapitare una diffida a utilizzare quel nome, e poi direttamente essere portata in tribunale.
Alla fine, McDonald’s ha avuto la meglio contro McDino’s: il Tribunale di Bari, come riporta il Corriere della Sera, ha dato ragione al marchio americano, anche in virtù del fatto che è così noto e popolare: la sua forza, dice il tribunale, ” comporta una tutela ancor più intensa, che rende illegittime anche quelle variazioni, che, pur rilevanti e originali, lascino sussistere l’identità sostanziale del marchio originario”.
Così, non ci possono essere altre hamburgerie o simili servizi di ristorazione che utilizzino il prefisso “Mc” o “Mac” – così come fu per M** Bun a Torino – perché quei prefissi fanno parte di una famiglia di marchi registrati dal fast food. Peraltro pare che McDino’s non si fosse limitato a utilizzare un nome che ricorda quello di McDonald’s, ma aveva utilizzato anche il segno “McDrive”, nuovamente di proprietà dell’azienda statunitense.
La sentenza
Per il resto, almeno a giudicare dalle immagini, non sembra che i rimandi al più celebre McDonald’s fossero molti, ad eccezione dell’utilizzo dei colori giallo e rosso all’interno del locale. Ma, alla fine, McDino’s (da oggi Dino’s) proponeva panini con la salamella, hot dog e kebab, oltre all’hamburger. Non esattamente lo stesso menu di McDonald’s e il rischio di confusione nel consumatore sembra oggettivamente poco probabile. Così non la pensa il tribunale di Bari, che ha invece stabilito che l’attività pugliese stava commettendo nei confronti di McDonald’s “contraffazione e concorrenza sleale”, inibendo l’uso a qualsiasi titolo, dei segni “Mc Dino’s”, “McDrive”, “Mc Burger” e di ogni altro
segno col prefisso “Mc” o di altri segni simili o confondibili con i marchi del colosso americano “in qualsiasi forma e combinazione, in qualsiasi modalità e a qualsiasi titolo”.
