Nestlé e Danone ancora nei guai: microplastiche negli alimenti per bambini

Dopo lo scandalo delle tossine nel cibo per l'infanzia, Nestlé e Danone sono al centro di un rapporto di Greenpeace che vede numerose microplastiche presenti nei loro prodotti.

Nestlé e Danone ancora nei guai: microplastiche negli alimenti per bambini

Il 2026 si sta rivelando un anno pessimo per Nestlé e Danone: mentre le due multinazionali stavano cercando di porre rimedio ai danni reputazionali dovuti allo scandalo della presenza di tossine negli alimenti per l’infanzia, arriva un altro colpo durissimo. Un nuovo studio commissionato da Greenpeace International ha infatti rivelato la presenza di microplastiche negli alimenti per neonati venduti in bustine di plastica dai colossi alimentari mondiali: la ricerca, condotta nel 2025 dal laboratorio SINTEF Ocean in Norvegia, ha analizzato i prodotti Gerber di Nestlé e Happy Baby Organics di Danone, rilevando frammenti di plastica in ogni singolo campione analizzato.

Nuovi guai per Nestlé e Danone

nestle-stabilimento

Graham Forbes, responsabile della campagna globale sulla plastica di Greenpeace USA, ha commentato i risultati affermando: “Questo studio è un campanello d’allarme per i genitori di tutto il mondo, che si fidano di questi marchi affinché mettano i propri figli al primo posto. Le aziende dipendenti dalla plastica come Nestlé e Danone devono alle famiglie una risposta chiara: cosa stanno facendo per eliminare le microplastiche e le sostanze chimiche dai prodotti che vendono ai neonati?”.

I dati emersi dal rapporto indicano che le bustine Gerber contenevano in media fino a 54 microplastiche per grammo, mentre quelle Happy Baby Organics ne contenevano fino a 99. Concentrazioni che equivalgono a circa 270 particelle per cucchiaino per Gerber e 495 per Happy Baby Organics, portando a una stima totale di oltre 5.000 particelle in ogni bustina Gerber e più di 11.000 in ogni bustina Happy Baby Organics.

La FSA conferma la presenza di tossine nel latte artificiale Nestlé La FSA conferma la presenza di tossine nel latte artificiale Nestlé

Nestlé ha reagito prontamente al rapporto, ma le dichiarazioni sono abbastanza generiche: “Comprendiamo le preoccupazioni sollevate in questo rapporto e le prendiamo sul serio. Desideriamo rassicurare tutti i consumatori che i nostri prodotti sono sicuri da consumare. Applichiamo controlli rigorosi in tutta la nostra produzione, compresa la rigorosa selezione e gestione dei materiali di imballaggio”.

La risposta di Danone non è stata più illuminante: “Danone è a conoscenza del rapporto pubblicato da Greenpeace in merito alla presunta presenza di microplastics in alcuni prodotti alimentari per l’infanzia confezionati in bustine. Le bustine Happy Baby sono progettate e prodotte secondo rigorosi standard e metodi di qualità e sicurezza alimentare, e in linea con tutte le normative applicabili. Tutti i prodotti alimentari per l’infanzia in bustina Happy Family sono sicuri”. Danone ha inoltre sollevato dubbi sulla ricerca, sostenendo che vi siano numerose falle nella metodologia utilizzata.

Oltre alle microplastiche, i test hanno suggerito la presenza di diverse sostanze chimiche sia negli imballaggi che nel cibo, incluso un potenziale interferente endocrino nei campioni Gerber. Le prove suggeriscono un collegamento tra il polietilene, il materiale utilizzato per rivestire le bustine, e alcune delle particelle rinvenute.

Nestlé risponde allo scandalo: “nuovi standard sulla cereulide” Nestlé risponde allo scandalo: “nuovi standard sulla cereulide”

Forbes ha sottolineato i rischi per la salute dichiarando: “L’inquinamento da plastica non sta solo distruggendo il nostro ambiente, sta entrando nei nostri corpi, a partire dall’infanzia. Il modo in cui il nostro cibo è confezionato è progettato per il profitto, non per la salute delle persone. Tagliare la produzione di plastica ed eliminare le sostanze chimiche nocive è essenziale per proteggere la salute umana, specialmente quella dei nostri bambini”.

Greenpeace chiede ora a Nestlé e Danone di eliminare gradualmente gli imballaggi in plastica a favore di alternative riutilizzabili e non tossiche, sollecitando i governi ad adottare un Trattato Globale sulla Plastica che limiti drasticamente la produzione e il consumo di questo materiale.