Lo scandalo dei prodotti per l’infanzia contaminati che ha investito alcune delle più grandi multinazionali del settore lattiero caseario è ancora nel vivo, ma le aziende coinvolte stanno iniziando a rispondere, mettendo in atto un piano di comunicazione per limitare, per quanto possibile, l’enorme danno reputazionale e le conseguenze sui titoli in borsa.
Il primo nome ad agire é Nestlé che, facendo eco alla reazione di pochi giorni fa di Lactalis che lamentava un vuoto normativo, ha deciso di esprimere apertamente il proprio sostegno alla creazione d nuovi standard di sicurezza armonizzati a livello globale per il rilevamento e l’analisi della cereulide -la tossina al centro di una vasta operazione di richiamo di latte artificiale- ancora ampiamente non regolamentata in molte giurisdizioni.
La lettera aperta di Nestlé

La multinazionale svizzera, in una lettera aperta inviata all’organizzazione di tutela dei consumatori Foodwatch International, ha dichiarato: “Siamo impegnati a condividere la nostra esperienza scientifica e chiediamo urgentemente un approccio globale armonizzato alla sicurezza alimentare e un metodo di prova sulla cereulide per innalzare gli standard del settore. Crediamo che questi sforzi rassicureranno i genitori e chi si prende cura dei bambini mentre continuiamo a fornire prodotti sicuri e di alta qualità in cui possano avere fiducia”.
La necessità di parametri di riferimento chiari è stata evidenziata anche dalla microbiologa Monika Ehling-Schulz, che ha contribuito a sviluppare il metodo ISO per rilevare la tossina, spiegando che le autorità di regolamentazione globali non hanno ancora stabilito parametri di sicurezza certi per la cereulide. Secondo la dottoressa “Il problema con la cereulide è che non abbiamo dosi di riferimento stabilite che siano considerate sicure. Nessuno sa cosa significhi effettivamente questa concentrazione ‘bassa’, perché il limite non è stato ancora definito, ed è difficile rispettare le regole se le regole non esistono”.
Sebbene l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) abbia recentemente pubblicato soglie di sicurezza per i neonati e per i prodotti a base di latte artificiale, la cereulide rimane in gran parte non regolamentata al di fuori dell’Unione Europea. Questa mancanza di uniformità rende la collaborazione tra le industrie un elemento centrale per stabilire standard comuni, e Nestlé è stata finora l’azienda più colpita dalla contaminazione, avendo dovuto ritirare prodotti in circa sessanta paesi.
Nonostante il CEO Philipp Navratil avesse affermato tre settimane fa che tutti i richiami erano già stati annunciati, l’azienda ha recentemente ampliato le operazioni di ritiro in Francia per il marchio Guigoz e in Irlanda del Nord per SMA. In un comunicato, Nestlé ha spiegato: “Poiché i metodi per analizzare la cereulide si sono evoluti, stiamo richiamando volontariamente un lotto di latte artificiale Guigoz in aggiunta ai lotti già richiamati”.
Questi nuovi richiami hanno causato carenze di approvvigionamento in diversi mercati, incluso il Regno Unito, dove alcuni consumatori segnalano che il marchio SMA è esaurito. Vicky Woods, amministratore delegato di Nestlé Nutrition nel Regno Unito e in Irlanda, ha dichiarato che il gruppo sta “ripristinando la fornitura il più rapidamente possibile”. Nonostante le difficoltà, Nestlé ha minimizzato i timori sull’impatto finanziario, sottolineando che i prodotti richiamati rappresentano circa lo 0,5% delle sue vendite annuali.
Gli investitori si stanno comunque dimostrando fiduciosi, con le azioni che sono tornate ai livelli precedenti a gennaio in attesa dei risultati per l’anno fiscale 2025 previsti per il 19 febbraio. Tuttavia, l’incertezza su futuri richiami e i persistenti problemi di approvvigionamento potrebbero intaccare questa fiducia, e resta da vedere se le nuove soglie di sicurezza europee provocheranno ulteriori ritiri di prodotti o una perdita di spazio sugli scaffali a favore dei concorrenti.

