Nestlè vende tutti i suoi gelati: stiamo assistendo alla crisi del gelato industriale?

A fine febbraio 2026 arriva la decisione di Nestlè di vendere tutto il comparto gelati, dopo che nel 2024 Unilever aveva fatto lo stesso.

Nestlè vende tutti i suoi gelati: stiamo assistendo alla crisi del gelato industriale?

Lo scorso 19 febbraio il nuovo CEO di Nestlé, Philipp Navratil, ha annunciato l’intenzione di cedere il 50% delle quote di Froneri, la joint venture tra Nestlé e il gruppo di investimento francese PAI Partners, creata proprio per produrre gelati: si tratta di brand come Maxibon, Coppa del Nonno e Häagen-Dazs, oltre ad altri marchi meno noti.

Froneri è un’azienda solida, che genera oltre 5 miliardi di euro di ricavi e impiega circa 12.000 persone nel mondo; è stata valutata intorno ai 18 miliardi di dollari. Con ogni probabilità sarà proprio PAI Partners ad acquistare il 50% attualmente detenuto da Nestlé, diventando così l’unico proprietario.

Oltre al comparto gelati, il gruppo Nestlé ha avviato anche la vendita di una quota della divisione acque, che comprende marchi come Sanpellegrino, Acqua Panna, Levissima, Evian e Perrier.

Nestlé intende infatti concentrarsi su altri segmenti, in particolare il caffè (si pensi a Nespresso), il pet food — in costante crescita — e gli alimenti salutistici, anch’essi in forte espansione. Nel complesso, queste attività hanno generato nel 2025 ricavi per 115 miliardi di dollari e quasi 10 miliardi di utili.

Dopo la pubblicazione dei conti e l’annuncio della cessione, le azioni Nestlé sono cresciute del 4%.

Perché le multinazionali si liberano dei gelati confezionati?

maxibon nestlè

Un caso simile si era già verificato nel 2024, quando Unilever aveva ceduto marchi come Magnum, Ben & Jerry’s, Cornetto, Breyers, Calippo e Wall’s.

Il gelato industriale è un settore iper-specializzato, ancora capace di generare utili, ma che negli ultimi anni ha subito una contrazione dei consumi nei Paesi più ricchi d’Europa. L’aumento delle vendite che è stato comunque registrato si concentra soprattutto nell’Europa orientale, in particolare in Polonia. Secondo i dati del 2024 riportati da Il Foglio, le vendite di gelati confezionati sono diminuite del 9% in Francia, del 6,2% in Italia, del 5,5% in Spagna e del 2,3% in Germania.

Al contrario, crescono i consumi del gelato in cono (artigianale o pseudo-artigianale), come dimostra il fatto che il cono gelato è stato inserito per la prima volta nel 2025 nel paniere Istat, che comprende i prodotti di “consumo stabile e diffuso” di cui si monitora l’andamento dei prezzi.

Nestlé cede dunque un comparto complesso, in un momento in cui deve affrontare diverse difficoltà interne: tre CEO si sono avvicendati in 18 mesi, una contrazione degli utili netti e un calo di fiducia da parte dei consumatori dopo il richiamo globale di latte in formula per neonati per contaminazione da cereulide. Per questa vicenda Nestlé, Danone e Lactalis erano state indagate in seguito alla morte di due neonati.

Non a caso l’azienda ha annunciato anche un piano di riduzione di circa 16.000 posti di lavoro, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza, ridurre i costi e accelerare l’automazione grazie alle nuove tecnologie (leggi l’intelligenza artificiale).