I gossip più o meno affidabili (di solito meno, quando si tratta di chef) riguardo le chiusure delle attività sono ormai parte della quotidianità delle rassegne stampa gastronomiche, ma quando sono sostenuti da dati ben circostanziati e coinvolgono più di un centinaio di posti di lavoro, è giusto approfondire la questione e fare chiarezza.
È il caso delle voci di questi giorni che riguardano una supposta, imminente chiusura di Mercato Centrale Torino, che vede da una parte i numeri e le dichiarazioni dell’assessore al Commercio della città Paolo Chiavarino e, dall’altra, la posizione del fondatore dei vari Mercati Centrali Umberto Montano: due punti di vista che, come vedremo, non sono affatto incompatibili o in contrasto, ma che è giusto contestualizzare.
La vicenda, finora, di Mercato Centrale Torino

La storia recente dell’attività risale a circa un decennio fa, quando gli spazi erano occupati da una storica cooperativa del settore abbigliamento entrata in una crisi profonda che portò alla nomina di un commissario governativo per la liquidazione nel 2016. In quel periodo critico, l’amministrazione comunale avviò un dialogo con il marchio Mercato Centrale e con l’imprenditore Umberto Montano, il cui intervento permise di coprire parte dei debiti pregressi e di avviare il progetto di rilancio.
Nonostante il successo iniziale, sono emerse nel tempo criticità strutturali e gestionali che hanno messo sotto pressione l’equilibrio economico dell’operazione, con il nucleo della disputa attuale riguarda la classificazione fiscale e la valutazione dell’immobile. La convenzione vigente vede infatti l’area accatastata come spazio commerciale, rendendola soggetta al pagamento dell’Imu, a differenza di altri padiglioni di Porta Palazzo considerati servizi pubblici ed esenti da tale imposta, e implicando un calcolo del diritto di superficie su un valore di circa dodici milioni di euro, cifra che determina canoni e imposte elevati.
Posizione non condivisa dalla gestione attuale, che si è opposta chiedendo di considerare la struttura come mercatale, il che porterebbe il valore da considerare e le relative tassazioni a 490 mila euro.
Una discrepanza enorme, che ha generato pendenze fiscali significative ed evidenziato la necessità di rivedere i presupposti economici stabiliti all’inizio della concessione, dando adito a voci incontrollate.
L’amministrazione della città, guidata dal sindaco Stefano Lo Russo, ha assunto una posizione di apertura e collaborazione per scongiurare la chiusura del sito e il rischio di creare un nuovo vuoto urbano, e l’assessore Chiavarino ha confermato come gli uffici comunali siano al lavoro per correggere eventuali errori tecnici e amministrativi nella classificazione del mercato. Un ottimismo dimostrato da una misura immediata di sostegno, ossia la sospensione della riscossione dell’Imu e la prima rata del canone prevista per il 2026, in attesa dei risultati di una perizia indipendente, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione definitiva e a una possibile revisione della convenzione entro la fine dell’anno.
Umberto Montano ha quindi rilasciato una nota dai toni accomodanti, scongiurando il pericolo di chiusura e confermando la piena collaborazione tra Mercato Centrale e l’amministrazione cittadina, il cui obiettivo condiviso è mantenere operativa l’attività. Lo abbiamo contattato telefonicamente, per chiarire ulteriormente la vicenda.
Umberto Montano: “Mercato Centrale non chiuderà nemmeno un giorno”

Presidente Montano, al netto dei titoli un po’ eccessivi, gli articoli su Mercato Centrale portano dati e numeri concreti, ci spieghi la situazione.
“Ci tengo a precisare subito un punto fondamentale: da parte nostra non ci sono debiti. Stiamo verificando l’esatta posizione catastale della struttura. Secondo i nostri tecnici, si tratta di una struttura mercatale, ma per anni abbiamo pagato l’IMU come se fosse un centro commerciale. Abbiamo bloccato il pagamento di quei 600.000 euro proprio per avviare un ragionamento di opportunità con il Comune: se la nostra interpretazione tecnica è corretta, quei denari non sono dovuti. Il Mercato non deve un euro a nessuno e ha sempre pagato regolarmente fino a questa sospensione concordata per fare chiarezza.”
Quali sono le criticità che vi hanno spinto a chiedere questa revisione?
“La struttura attuale presenta costi non più sostenibili: parliamo di bollette milionarie e spese di manutenzione e sicurezza completamente fuori dall’ordinario. È una situazione che abbiamo esposto chiaramente al Comune, che è il “padrone di casa”, trovando interlocutori di grande valore e disponibilità.”
A che punto è il confronto con l’amministrazione comunale?
“Il Comune ha incaricato una società di esperti per valutare il reale valore dell’immobile e la sua corretta posizione catastale. Questa fase tecnica si concluderà a breve, probabilmente entro la fine di giugno. Una volta ottenuti i risultati, ci siederemo al tavolo per definire il futuro: cosa fare per il passato e come procedere per il domani. Contiamo di avere un piano d’intervento definitivo, che stabilisca “chi fa cosa”, entro la fine dell’anno.”
Si è parlato del rischio di una chiusura. Lavoratori e clienti devono preoccuparsi?
“Assolutamente no. Il Mercato Centrale Torino non chiuderà nemmeno un giorno. Anche quando verranno fatti gli interventi strutturali necessari, questi saranno pianificati a mercato aperto. Voglio tranquillizzare tutti: non siamo in stato di emergenza né a rischio chiusura. Quello in corso è un dialogo virtuoso volto a salvaguardare un patrimonio della collettività.”
Guardando ai numeri, come sta andando il mercato di Torino rispetto alle altre città?
“Torino registra circa 2 milioni di ingressi all’anno, con un fatturato che sfiora i 10 milioni di euro. Anche se i numeri sono inferiori a quelli di Milano o Roma (che viaggiano sopra i 4 milioni), rimane una realtà solida che garantisce il lavoro a 108 persone, oltre a tutto l’indotto. È un presidio importante che non va abbandonato, ma reso sostenibile per il futuro.”

