Nuova Zelanda, rivista la “tassa sui rutti”: si cerca un compromesso con gli allevatori

La "tassa sui rutti" della Nuova Zelanda, che tanto ha fatto discutere, si sta muovendo verso un compromesso con gli allevatori.

Nuova Zelanda, rivista la “tassa sui rutti”: si cerca un compromesso con gli allevatori

La cosiddetta “tassa sui rutti”, come è stata simpaticamente soprannominata dalla stampa internazionale, ha senza ombra di dubbio fatto discutere – e non solo per il suo particolare nomignolo, beninteso. Ma facciamo un paio di passi indietro, che vediamo qualche faccia confusa: con “tassa dei rutti” ci riferiamo infatti all’iniziativa proposta lo scorso autunno dalle autorità governative della Nuova Zelanda, che avevano annunciato l’intenzione di introdurre una tassa specifica per gli allevamenti intensivi. La mossa, naturalmente, era stata accolta con gran favore dalle associazioni ambientaliste – inutile sottolineare ancora una volta l’evidente legame tra questo tipo di attività e la crisi climatica in atto -; ma gli allevatori locali si sono invece dimostrati decisamente meno entusiasti.

Tassa sugli allevamenti intensivi: le proteste degli allevatori

allevamento

Evidentemente timorosi di subire un danno troppo ingente ai propri bilanci, gli allevatori e gli agricoltori neozelandesi avevano preso a formare lunghi convogli di trattori e camioncini per bloccare il traffico nei principali centri abitati e portare l’attenzione mediatica verso il loro scontento. La loro posizione si è dimostrata categorica fin dal primo momento, e all’entusiasmo delle autorità e delle associazioni ambientaliste avevano opposto parole lapidarie, che non lasciavano margine d’interpretazione: “No, non ce la faremo”.

Le proteste hanno tuttavia trovato orecchie pronte ad ascoltarle, e nella giornata di oggi – mercoledì 21 dicembre – il governo neozelandese ha dichiarato che, dopo aver compreso le preoccupazioni sollevate dai gruppi di agricoltori, era pronto ad apportare una serie di modifiche alla tassa in questione; tra cui l’introduzione della possibilità per gli allevatori di implementare attività di sivicoltura nelle proprie aziende per compensare le emissioni di carbonio.

“La cosa più importante è ottenere un sistema di riduzione delle emissioni che duri nel tempo” ha dichiarato a tal proposito il primo ministro neozelandese, Jacinda Ardern. “Stiamo lavorando duramente a fianco del settore agricolo per trovare l’equilibrio tra le esigenze degli allevatori e un modello che permetta di ridurre sensibilmente le emissioni”. Allevatori che, di fatto, sono stati ben felici di aver potuto giocare un ruolo nelle modifiche alla “tassa dei rutti”.

Un gruppo di rappresentanza della filiera, He Waka Eke Noa, ha addirittura affermato in una dichiarazione che il sistema di tariffazione delle emissioni del governo si sta muovendo nella giusta direzione. “È evidente che il governo sta ascoltando le opinioni del nostro settore e sta agendo per affrontare le nostre preoccupazioni” ha dichiarato la presidente del gruppo, Sarah Paters. Stando a quanto lasciato trapelare pare che le calibrazioni finali per le tasse sulle emissioni saranno prese all’inizio del prossimo anno, con l’obiettivo di introdurre la legislazione in parlamento entro la metà del 2023.