Olio extravergine d’oliva, ma era olio di soia, venduto (anche) in Italia

Olio di soia addizionato con clorofilla e spacciato per olio extravergine d’oliva: succede a Foggia, o meglio, succedeva. Si è infatti da poco conclusa l’operazione “Oro giallo”, condotta dai carabinieri del Nas di Foggia, coordinati dalla Procura della Repubblica Dauna e coadiuvati da oltre 250 militari del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli.

L’operazione, una delle più importanti svolta negli ultimi anni per contrastare la produzione e commercializzazione di olio d’oliva sofisticato, ha messo fine a una colossale truffa di rilievo europeo.

24 le persone indagate che secondo l’accusa, avevano creato delle società fittizie con annessi  “finti frantoi”  nei quali sostenevano di produrre olio extravergine d’oliva.

In realtà era olio di soia addizionato con clorofilla, opportunamente imbottigliato con le dovute etichette e rivenduto a prezzi concorrenziali come olio extra vergine d’oliva.

Una truffa ben orchestrata in cui  il “falso olio extra vergine d’oliva”  veniva rivenduto in  quantitativi notevoli in Italia, Germania e  in famosi ristoranti.

Dell’operazione Oro giallo si ritiene soddisfatta anche la Coldiretti, che chiede sempre più interventi strutturali in Italia al fine di proteggere la produzione di extravergine nazionale, messo sempre più nell’angolo dagli aumenti delle importazione dall’estero.

Il presidente della Coldiretti, Savino Muraglia, chiede a difesa dei consumatori, che le diciture “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge, siano più visibili in etichetta.

Un consiglio ai consumatori?

Quello di diffidare in primis dei prezzi troppo bassi dell’olio extra vergine d’oliva.

[fonte: Ansa]

Avatar Patrizia Laquale

14 Maggio 2019

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