di Prisca Sacchetti 29 Febbraio 2016
olio extra vergine

Importante articolo del New York Times sull’imminente possibilità di depenalizzare il falso Made in Italy, facendo così un grande favore ai frodatori“.

Lo ha scritto ieri mattina su Twitter Tom Mueller, il giornalista americano (di stanza in Liguria) che si è interessato di olio extra vergine italiano per la prima volta nel 2007, con un’inchiesta pubblicata dal New Yorker, e poi, nel 2012 ha scritto Extraverginità, libro-indagine alla base delle famigerate vignette con cui il New York Times ha demolito l’olio più famoso del mondo, il nostro.

Mueller si riferisce a un articolo del quotidiano americano sugli olivocoltori italiani preoccupati da un possibile colpo di spugna: la depenalizzazione del reato di contraffazione dell’olio extravergine, finora punito con pene fino a 2 anni di carcere.

Stando al controverso articolo 4 del decreto legislativo su cui il Parlamento si pronuncerà giovedì prossimo, vendere miscele di extra vergine ottenuto con oli spagnoli, tunisini, greci o siriani come se fosse al 100% italiano non sarà più reato, solo un’infrazione punibile con una multa da 1.600 a 9.500 euro.

Il provvedimento rischia di incentivare l’agropirateria alimentare e la contraffazione.

imbottigliamento olio

Una questione “torbida come l’olio stesso“, la definisce il New York Times, perché nel frattempo il ministero delle Politiche Agricole ha parlato di equivoco, di interpretazione sbagliata del provvedimento, smentendo ogni depenalizzazione che possa favorire il cosiddetto Italian Sounding: l’insieme dei prodotti tarocchi che storpiano parole, colori, immagini e marchi sottraendo all’industria alimentare italiana 70 miliardi di euro ogni anno.

Ma Mueller ritiene che il decreto favorisca, come minimo, i grandi industriali: depenalizzare in qualunque modo la contraffazione dell’origine, per esempio modificando il concetto di “Prodotto IN Italia” (Made in Italy) in  “Prodotto d’Italia“, accredita le miscele di extra vergine ottenute con oli stranieri, trasformandole nella normalità.

Grazie all’attuale legge “salva olio” i giudici e gli investigatori hanno potuto svolgere un lavoro egregio contro il falso extra vergine, finalmente c’è più consapevolezza. Una rinnovata attenzione di cui potrebbero beneficiare anche altri prodotti italiani spesso contraffatti.

olio extra vergine italiano

Indicare la provenienza geografica” spiega Mueller “è comunque un problema per i big dell’industria, ma chi nel ministero intende commutare un crimine in sanzione semplifica la vita ai falsari“.

L’articolo del New York Times ricorda anche gli ultimi scandali che hanno umiliato il nostro olio: le 7.000 mila tonnellate di falso extra vergine made in Italy smascherato in Puglia, la frode in commercio che ha coinvolto alcuni grandi marchi italiani, le 85 tonnellate di olive da tavola verniciate con solfato di rame ancora in Puglia.

Non è il momento di mollare la presa alleggerendo le sanzioni“, conclude categorico Tom Mueller, altrimenti “si sputtana l’immagine dell’Italia facendo danni gravi a chi produce bene. E questo per me puzza come olio rancido“.

[Crediti | Link: New York Times, Dissapore, Repubblica]