Forse non avevate ancora visto l’orchestra che suona solo gli ortaggi

New York: la scena che segue si svolge in un cortile di Long Island invaso dal caldo afoso di luglio. Una piccola orchestra è riunita per le prove di un concerto. Accordati gli strumenti, i musicisti attaccano con il primo atto di una corale di Bach.

Ma si fermano poco dopo, a un cenno del direttore: la zucca non ha preso bene il DO e il cetriolo ha chiaramente sbagliato il LA. “Ricominciamo”, dice il direttore.

Proprio così: zucche, cetrioli, broccoli e foglie di insalata. L’incredibile orchestra è la Long Island Vegetable Orchestra, i cui strumenti sono esclusivamente vegetali.

Un’orchestra singolare, voluta oltre dieci anni fa da Dale Stuckenbruck, 63enne musicista tedesco che insegnava musica a Long Island. Orchestra singolare, dicevamo, ma non l’unica: esiste un’orchestra vegetale viennese già da parecchio tempo, stessa cosa per la London Vegetable Orchestra; ma è l’unica orchestra di questo tipo a New York, chiamata a esibirsi nelle scuole, nelle biblioteche, negli eventi più diversi. È anche comparsa in un piccolo film indipendente.

Ai musicisti non è richiesto solo l’impegno ordinario fatto di note e spartiti: la durata degli strumenti vegetali è breve, prima di ogni sessione di prove ne devono costruire di “freschi” intagliando zucche, meloni e carote.

“Ho buttato via sette carote prima di ottenerne uno”, racconta l’orchestrale David Elyaho, 20 anni, mentre mostra il suo strumento”. Il gemello, Solomon Elyaho, ha appena intagliato una lunga zucca verde per ricavare uno strumento simile a un sassofono, o a un fagotto.

Gli strumenti vengono conservati in acqua e ghiaccio in modo che restino sodi a lungo e producano suoni nitidi.

Erano gli anni Ottanta quando il ventenne Stuckenbruck si è trasferito a Long Island da Stoccarda per suonare il violino. Lì, in una scuola dove gli era stato chiesto di ideare un programma per studenti poco inclini alla musica, ha creato la prima orchestra vegetale insieme alla moglie, pianista anche lei.

La folgorazione? Aveva visto su YouTube un video dell’orchestra vegetale viennese, da quel momento carote, zucche, broccoli e patate dolci sono diventati flauti, trombe e clarinetti, a seconda di quanto grandi e profonde sono le cavità ricavate negli ortaggi.

I peperoni, invece, con i loro semi, sono perfette maracas naturali, mentre il daikon, una sorta di ravanello bianco, restituisce un suono profondo come un oboe. Ma anche le foglie di cavolo, di carciofo, le melanzane e i cavoletti di Bruxelles sono ottimi strumenti, in grado di regalare “graffiature” proprio come quelle dei moderni DJ.

Non manca il tocco ambientalista visto che gli strumenti vegetali sono anche ecosostenibili e “riutilizzabili”: finito il concerto ci si può preparare uno squisito minestrone di flauti e controfagotti.

[Crediti | Link e immagini: New York Times]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

20 Agosto 2017

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