di Marco Locatelli 28 Gennaio 2021

È in difficoltà il settore del peperoncino Made in Italy, schiacciato dalla concorrenza extra-Ue importata in Italia a prezzi stracciati.

In un solo anno vengono importante in Italia circa 2 mila tonnellate di peperoncino “straniero”, proveniente nello specifico da Cina, Turchia ed Egitto.

“Il problema maggiore di questa coltivazione – fanno sapere da Cia-Agricoltori Italiani -, solo in rari casi specializzata, è legato a prezzi non concorrenziali rispetto a quelli dei Paesi da cui viene importato.

Se in Italia, da 10 kg di peperoncino fresco si ottiene 1 kg di prodotto essiccato, macinato in polvere pura al 100% e commerciabile a 15 euro, l’analogo prodotto dalla Cina ha un costo di soli 3 euro, ed è il risultato di tecniche di raccolta e trasformazione molto grossolane”.

La soluzione, secondo l’associazione di categoria, potrebbe essere quella di creare denominazioni di origine territoriale che “darebbe al consumatore garanzia di qualità, tracciabilità e salubrità e un valore aggiunto adeguato alla parte produttiva, incentivata ad aumentarne la coltivazione estensiva, localizzata perlopiù in Calabria (100 ettari, con il 25% della produzione), Basilicata, Campania, Lazio e Abruzzo.

Si verrebbe, così, incontro alla domanda sempre crescente dell’industria alimentare, che produce sughi e salami piccanti, senza dimenticare l’export, con la richiesta per salse e condimenti delle grandi aziende del food, fra le quali spiccano quelle dei Paesi Bassi, che rappresentano attualmente la destinazione del 50% della produzione di peperoncino della Calabria”.