Quand’è che un alimento diventa davvero sinonimo di una nazione? Avere la materia prima rappresentata sulla bandiera, tanto per dirne una, è un indizio piuttosto eclatante. Parliamo di Canada e di sciroppo d’acero, prodotto di punta in particolare della zona francofona del Quebec e genuino orgoglio nazionale. Un legame a doppio filo che diventa problematico nel momento in cui qualcuno fa il furbo e rischia di rovinare la reputazione di un intero paese.
E dire che la vicenda è nata quasi per caso. Una radio locale, a seguito di un assaggio sospetto, ha avviato una vera e propria operazione investigativa scoperchiando uno scandalo senza precedenti. Ovvero, tantissimo zucchero di canna aggiunto in sciroppo d’acero etichettato come “puro”. Una prima volta nel campo dell’adulterazione alimentare canadese che ha messo in dubbio la qualità dell’amatissimo maple syrup, finora data quasi per scontata.
L’inchiesta

Tutto, dicevamo, è nato per una pura coincidenza. Siamo in Quebec, provincia francofona a est del Canada famosa per la poutine, Montreal e Céline Dion. Soprattutto però c’è il sirop d’érable, lo sciroppo d’acero ricavato dalla linfa dell’albero nazionale con la peculiare foglia dalla forma frastagliata. Qui viene venduto prevalentemente in lattina, diversamente da come siamo abituati a figurarcelo nella boccetta di vetro più comune nel resto di Canada e Stati Uniti.
È proprio una lattina il casus belli di questa storia. Un giornalista del programma Enquête di Radio Canada ne aveva acquistata una, probabilmente in vista di una bella pila di pancake. All’assaggio però aveva subito notato un sapore strano, le papille evidentemente allenate da anni di esperienza. Da bravo giornalista d’inchiesta ha subito cercato di vederci chiaro, coinvolgendo tutto il team radiofonico. Dopo aver individuato il produttore, un certo Steve Bourdeau, l’Enquête ha acquistato altre cinque lattine da vari supermercati per farle analizzare.
Il responso? Ahimé positivo. Tutte le lattine, peraltro denominate con la dicitura legale pure maple syrup, sono risultate adulterate con il 50% di zucchero di canna. A dirlo non è un laboratorio qualunque. Per l’investigazione l’Enquête ha collaborato con ACER, centro istituzionale per il controllo qualità dello sciroppo d’acero prodotto in Quebec. “È la prima volta che mi capita di vedere una falsificazione di questo livello”, ha detto il microbiologo e direttore di ACER Luc Lagacé. “Non è un incidente. Si tratta di un atto deliberato”.
Uno scandalo senza precedenti

L’inchiesta si è subito spostata dal piano teorico a quello pratico. Per l’occasione due giornalisti hanno visitato il produttore sospettato fingendosi buyer per un supermercato. Durante la visita all’Erablière Steve Bourdeau, filmata con telecamere nascoste, sono uscite un po’ di cose interessanti. Incalzato dai giornalisti Bourdeau ha dichiarato che è illegale tagliare lo sciroppo con lo zucchero. Allo stesso tempo però ha ammesso di avere prezzi molto competitivi rispetto ad altri produttori, alludendo a pratiche “non del tutto legali”.
Una di queste comprende sicuramente la denominazione di origine. Nel corso dell’inchiesta è venuto fuori che Bourdeau comprava sciroppo d’acero proveniente da Ontario e New Brunswick. Niente di male di per sé. Almeno fino a quando lo sciroppo in questione non viene etichettato come prodotto del Quebec, che è esattamente quello che faceva Bourdeau. Quanto allo zucchero? Di fronte all’evidenza, il produttore ha negato e ha dato la colpa ai fornitori. Intanto, nonostante lo scandalo, lo sciroppo addizionato resta sul mercato per l’impossibilità di testare tutte le lattine.
Lo sciroppo d’acero-gate dunque rimane un caso parzialmente irrisolto, e un bel grattacapo per la filiera. Mentre in Italia ne abbiamo sentite di tutti i colori, dal miele all’olio passando per il vino, nel campo delle frodi alimentari in Canada si tratta di una prima volta assoluta. E anche di un campanello d’allarme. Finora infatti ACER si era sempre e solo concentrata sui test dello sciroppo d’acero venduto all’ingrosso, e mai sulle lattine B2B da produttore a supermarket. La proverbiale fiducia nel prossimo canadese rischia di vacillare per colpa di una vicenda (è proprio il caso di dirlo) decisamente vischiosa.


