di Manuela 21 Marzo 2019

Chi comprerà la Pernigotti? Che la ditta Pernigotti di Novi Ligure sia in vendita è un dato di fatto: la stessa azienda ha fatto sapere che hanno bisogno di fare cassa. Finora sono 13 le aziende e gli imprenditori che si sono fatte avanti per acquistare la Pernigotti. Di queste 13 proposte, cinque sono state considerate serie e affidabili. Fra di esse spicca il nome della piemontese Laica, azienda di Arona che già lavora per la Pernigotti. Il fatto più interessante, però, è la modalità di vendita: molto probabilmente la Pernigotti verrà venduta a pezzi ovvero svincolando il settore cioccolato e torrone da quello dei semilavorati per gelateria e pasticceria. A complicare la vicenda, poi, c’è anche la scomparsa legge per la tutela dei marchi storici promossa da Luigi Di Maio: che fine ha fatto la cosiddetta “Legge Pernigotti”?

Le aziende interessate ad acquistare la Pernigotti

Sono tredici le aziende che hanno mandato proposte di acquisizione per la Pernigotti. L’offerta più concreta sembra essere, al momento, quella della Laica: si parla dell’acquisizione dei rami cioccolato e torrone. Interessato all’acquisizione sembra essere anche il fondo indiano della famiglia Chandaria (ha sede a Ginevra, ma ha partecipazioni in 1.200 aziende in tutto il mondo), così come la Spes di Torino, cooperativa sociale attiva nel settore del cioccolato.

Al di là del numero di possibili acquirenti, ci sono due aspetti della vicenda da considerare. Il primo è che i turchi della Toksoz non sembrano essere intenzionati, per ora, a cedere il marchio Pernigotti. Il secondo è che l’azienda ha dato un mandato a un altro advisor (in questo caso Vitale e associati) per vendere separatamente il comparto dei semilavorati per gelateria e pasticceria, punto di forza della Pernigotti. Questo potrebbe far ipotizzare che la Pernigotti potrebbe essere venduta in stile “spezzatino”, cedendo separatamente i vari comparti di produzione: un pezzo qua e un pezzo là.

Ancora non si sa nulla di certo. Una nota ufficiale del Ministero del Lavoro fa sapere che le aziende interessate alla Pernigotti sono tredici e che si è “in fase avanzata di valutazione e provenienti da soggetti italiani, elemento sul quale si è registrata una favorevole attenzione generale”. Comunque sia, a breve dovrebbe essere rivelato il nome dell’acquirente probabile: starà a lui, poi, decidere se la produzione continuerà a Novi o se verrà trasferita chissà dove.

Per ora, procede la produzione dei cremini fino al 14 aprile, con una trentina di operai e impiegati che continuano a lavorare, mentre novantadue sono le persone in cassa integrazione (e questo senza mettere in conto gli interinali).

Ma che fine ha fatto la “Legge Pernigotti” di Luigi Di Maio?

Giustamente ci si chiede se la promessa Legge Pernigotti ideata da Luigi Di Maio vedrà mai la luce. Se ricordate, il 5 gennaio scorso, proprio durante una visita alla fabbrica di Novi Ligure, il vicepremier Di Maio aveva promesso di creare una legge per tutelare i marchi storici. Solo che poi, questo ipotetico provvedimento, sembrava essere caduto nel dimenticatoio, scomparso nel nulla. Questo almeno fino a quando, qualche giorno fa, è ricomparso, ma sotto altra forma. Federico Fornaro (LeU) e Riccardo Molinari (Lega), hanno presentato due separate proposte di legge per tutelare i marchi storici Made in Italy.

Per un approfondimento in merito a cosa conterrà questa proposta di legge per la protezione dei marchi Made in Italy, vi invitiamo a leggere il nostro precedente articolo. In generale, si tratta di proteggere i marchi storici per evitare che finiscano in mani straniere, almeno secondo quanto sostenuto dal Ministro dello Sviluppo Economico. Proprio per questo motivo, il provvedimento potrebbe chiamarsi Legge Pernigotti.

commenti (1)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Se per salvare la Pernigotti si aspetta una legge per la tutela dei marchi storici c’è da star freschi davvero.
    Piu’ che tali azioni futuribili, sarebbero utili da parte del Ministero azioni pressanti sulla proprietà turca per indurla alla cessione di tutte le produzioni ad un solo acquirente lavorando poi sodo nella valutazione dei migliori offerenti candidati alla gestione aziendale.