Pesca in crisi per il coronavirus, male soprattutto nelle isole

Ad eccezione delle Marche, dove sono le vongole a farla da padrone, in tutto il Paese l'attività è rallentata, soprattutto nelle isole.

pescatori

La mappatura dell’attività di pesca in Italia ai tempi del coronavirus non è per nulla confortante. Ad eccezione delle Marche, dove sono le vongole a farla da padrone, in tutto il Paese l’attività è rallentata, soprattutto nelle isole.

La fotografia scattata da Fedagripesca-Confcooperative aggiornata al 18 marzo, vede il 90% della pesca siciliana ferma a causa della chiusura dei mercato ittici per il coronavirus. Diminuiscono anche i consumatori e di conseguenza le vendite dirette dei pescatori.

Anche sull’altra grande isola italiana, la Sardegna, la situazione è grave. La pesca artigianale è quasi ferma, e le uscite si limitano a vendite dirette a domicilio o per il fabbisogno. Al momento la pesca a strascico in Sardegna ha solo 20 grandi imbarcazioni, mentre tutte quelle piccole sono quasi ferme da giorni. Per quanto riguarda il mercato ittico di Cagliari, solo 5 su 20 concessionari hanno venduto. Si prevede un 70% del crollo di fatturato.

Anche sul continente – nelle regioni Emilia-Romagna, Molise, Calabria, Lazio, Campania, Liguria, Toscana – l’attività va avanti a singhiozzo o è quasi completamente ferma. Si salvano leggermente le Marche, dove lo strascico è fermo ad eccezione delle vongolare tutte in mare, poiché il prodotto continua a vendere.

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