Pesca sostenibile, gli accordi tra Ue e paesi dell’Africa occidentale

La Ue stipula accordi con paesi africani come Costa d'Avorio e Capo Verde per la pesca sostenibile: soldi per combattere la pirateria in cambio del diritto di pesca.

Pesca

Gli accordi di pesca sostenibile servono all’ambiente e al commercio: perciò Ue e paesi che affacciano sul mare entrano in contatto per porre un limite alla pesca illegale che toglie posti di lavoro alle comunità locali e risorse agli oceani. L’Unione Europea finanzia sistemi di sorveglianza, barche nuove e tecnologie sostenibili; in cambio, ottiene il diritto di pesca in certe zone dell’Africa occidentale.

Funziona così in Costa d’Avorio, il paese che ha il porto più grande dell’Africa occidentale, da cui arrivano in Europa oltre 100 milioni di euro di pesce. Ma il problema è la pirateria, per cui i fondi europei sono serviti per implementare tecnologie di controllo che segnalano le imbarcazioni e i movimenti sospetti. “Abbiamo un partenariato con la Marina che ci permette di condurre missioni di pattugliamento nella nostra zona economica esclusiva. Stiamo quindi impedendo con successo che le navi pirata distruggano le nostre risorse ittiche”, ha dichiarato ad Euronews Jacques Allou Aka, coordinatore del programma di sostegno alla gestione sostenibile delle risorse ittiche.

pescatore

Jobst von Kirchmann, ambasciatore dell’Ue in Costa d’Avorio, dice: “Se non viene gestito, il pesce semplicemente scomparirà. L’Unione Europea compra quasi tutto il pesce che entra nel porto. Non è solo il pesce della Costa d’Avorio, è il pesce di tutta la regione. Rappresenta circa 40-50 mila posti di lavoro diretti e circa mezzo milione da lavoro indiretto”. Simili accordi sono stati stipulati a Capo Verde, dove l’Ue ha ottenuto che le navi europee possano pescare gli stock in eccesso nella sua zona economica esclusiva, mentre l’isola atlantica riceve in cambio 750mila euro all’anno che sostengono la pesca e l’industria trasformata del pescato.