di Nunzia Clemente 22 Febbraio 2017
mcdonalds museo

Nel momento preciso in cui scriviamo si contano circa 37.000 ristoranti nel mondo con l’insegna McDonald’s, quasi tutti in posizioni commercialmente appetibili, il gigante del fast food sa come piazzarci sotto il naso i suoi Big Mac.

Certe posizioni, tuttavia, sono più insolite di altre: volete degli esempi?

Per sei anni un McDonald’s è stato a bordo di un aereo che volava sulla Nuova Zelanda.

Esiste il McDonald’s a forma di ufo, che celebra il presunto atterraggio alieno di Rooswell, nel Nuovo Messico.

Per non parlare dell’edificio norvegese con tanto di imperioso colonnato neoclassico griffato McDonald’s, ora trasformato in una banca.

E, venendo all’Italia, cosa dire del McDonald’s aperto di recente in Vaticano, con buona pace dei prelati contrari all’apertura?

Beh, bazzecole viene da dire se paragonate al più stravagante McDonald’s del mondo aperto da poche ore in località Frattocchie, a Marino, provincia di Roma.

Si tratta del primo McDonald’s-museo del mondo.

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In realtà doveva essere un ristorante come tutti gli altri quando, nel 2014, sono iniziati i lavori della struttura principale che avrebbe ospitato il fast-food. Fino al momento in cui gli operai hanno letteralmente sbattuto contro una strada antica nascosta nell’area sottostante.

Il tratto di strada, lungo 45 metri e rivestito in pietra silicea, è una diramazione della Via Appia Antica risalente al II secolo avanti Cristo, che forse conduceva alla residenza di un facoltoso patrizio, oppure a un piccolo insediamento abitativo.

Il buono stato di conservazione, viste le condizioni climatiche ottimali della zona, hanno portato McDonald’s a investire 300.000 euro per il recupero di quello che è a tutti gli effetti uno spazio museale proprio sotto il livello del ristorante.

I lavori sono durati circa due anni, sotto la direzione tecnico-scientifica della Sopraintendenza Archeologica dell’Area Metropolitana di Roma.

Il ristorante, di conseguenza, si è dotato di una particolare struttura “a ponte”, con il pavimento trasparente che ha permesso l’integrazione del tratto viario, consentendo di vedere dal pavimento parte dell’antica strada sottostante, che oggi e visitabile per intero e gratuitamente.

Attraverso due percorsi attrezzati con pannelli didattici, uno pensato appositamente per i bambini, si può percorrere il tratto di strada realizzata a “schiena d’asino”, larga due metri e dieci, dove sono ancora visibili i solchi delle ruote dei carri e i calchi dei tre scheletri ritrovati nelle sepolture laterali alla strada.

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Mi sembra già di sentirvi –sì, tutto bello, ma in questo modo McDonald’s impiega la storia come testimonial inconsapevole dei propri profitti. Sai quanti bambini riceveranno in cambio di una “noiosa” visita al museo il loro agognato Happy Meal.

E il merchandising? Figurati se a breve non avremo il portachiavi con la strada romana per celebrare il primo McDonald’s-museo del mondo.

Può essere, ma un tratto di strada antica come questo è un bene comune che altrimenti sarebbe caduto di nuovo nell’oblio, e che ha richiesto un lavoro intenso e preciso finanziato in parte da un’azienda privata.

Pensiamoci bene, l’Happy Meal di McDonald’s non è mai stato così digeribile.

[Crediti | Link: Agi, immagini: Cinque Quotidiano]