Come molte cose della birra artigianale, la rivoluzione che ha portato i piccoli produttori a confezionare le loro creazioni in lattina, contenitore una volta associato irrimediabilmente alle peggiori bionde da discount, è nata negli Stati Uniti. Fu la Gottfried Krueger Brewery di Newark nel New Jersey a produrre, nel lontano 1935, la prima birra in lattina, e il birrificio Oskar Blues del Colorado fu il primo artigianale, ma a renderle oggetto di culto per i nerd birrari di tutto il mondo è stato un birrificio del Vermont, The Alchemist, con la sua Heady Topper, IPA in stile New England da bere direttamente dalla lattina.
In Italia, o meglio, nel Canton Ticino, uno dei pionieri del movimento, il compianto Lorenzo Bottoni, commercializzò le sue prime birre in lattina nel 2010: ci è voluto ancora qualche anno, ma ormai l’alluminio è universalmente riconosciuto come sinonimo di microbirrificio. Una posizione dominante che, secondo gli operatori statunitensi, potrebbe aver raggiunto il suo picco e vedere presto un’inversione di tendenza, soprattutto alla luce degli ultimi eventi internazionali.
Meno lattine, più vetro?

Il settore della birra artigianale negli Stati Uniti sta vedendo una stabilizzazione nel passaggio dalle bottiglie di vetro alle lattine di alluminio, secondo i dati del 2025 e le analisi della Brewers Association. L’anno scorso, le lattine di alluminio hanno rappresentato il 78% del volume della birra artigianale confezionata, mentre il vetro ha costituito il 22%, segnando una crescita costante rispetto al 2022 quando le quote erano rispettivamente del 69% e del 31%.
Matt Gacioch, economista della Brewers Association, ha spiegato che in alcuni contesti come il Rhode Island, dove la quota delle lattine raggiunge il 92%, “non c’è molto più spazio da cedere. Ci sono alcuni marchi che rimarranno sempre in bottiglia”. Al contrario, in stati come Mississippi, Kansas e Louisiana, dove la quota si attesta intorno al 58% o meno, esiste ancora margine di crescita per l’alluminio. Gacioch ha sottolineato che per i produttori “ci sono costi di transizione elevati se dovessero provare a confezionare in qualcosa di diverso dalle lattine”. Molti birrifici possiedono infatti le proprie linee di inlattinamento e, come osservato dall’economista, “l’idea che un aumento dei costi possa indurli improvvisamente a scartare tutto e investire in una linea di imbottigliamento completamente nuova, ad esempio, non è la realtà”.
Le difficoltà operative legate ai dazi e ai costi di produzione non sono ancora state pienamente avvertite dal settore. Gacioch ha precisato che “gran parte dell’aumento dei prezzi dovuto ai dazi si avvertirà quando rinnoveranno quei contratti o effettueranno il prossimo grande ordine, piuttosto che mentre stanno esaurendo le attuali scorte di alluminio”.
E riguardo alle abitudini dei consumatori? “Andare in un negozio di liquori e comprare una lattina da 19,2 once (mezzo litro abbondante, N.d.T.) costa meno di cinque dollari. Sembra un buon affare al momento dell’acquisto”. Per quanto riguarda i grandi formati, Gacioch ha notato come “all’altro estremo, abbiamo visto un aumento delle confezioni da 12 e 24, il che indica che alcuni consumatori dicono: ‘Ehi, se devo prendere della birra, voglio che il mio prezzo unitario sia più basso'”.
L’incertezza economica continuerà probabilmente a influenzare le scelte dei bevitori anche nel 2026. Gacioch ha previsto che “se i primi mesi del 2026 sono indicativi, continuerà ad esserci molta incertezza tra i consumatori. Quindi non mi sorprenderebbe se vedessimo un’ulteriore consolidamento verso questi pacchetti convenienza, sia nelle confezioni più grandi che in quelle più piccole, sottraendo quote alle confezioni da sei”.
Sull’equilibrio tra vetro e alluminio, ha aggiunto: “La mia previsione della sfera di cristallo è che stiamo assistendo a una sorta di livellamento. Non mi sorprenderebbe se le lattine prendessero uno o due punti percentuali in più di quota, o scendessero di un punto percentuale. Non credo che scenderebbero molto più di così”.
Il futuro resta comunque incerto a causa di possibili variabili esterne. “Nessuno può prevedere ora se ci saranno ulteriori dazi o altre interruzioni alla catena di approvvigionamento che potrebbero davvero stravolgere l’intera situazione”, ha avvertito l’economista. Per navigare questa fase, la raccomandazione della Brewers Association ai produttori è di mantenere un dialogo costante con i fornitori di imballaggi: “assicurarsi che quelle linee di comunicazione siano aperte sia l’approccio migliore in questo momento per lavorare insieme attraverso tutta questa incertezza”.

