Starbucks in Inghilterra fa dei numeri molto interessanti, eppure negli ultimi 10 anni ha pagato pochissime tasse al governo britannico tramite un giro di denaro che il Guardian sta monitorando da tempo.
Ad esempio Starbucks UK ha ricevuto lo scorso anno un credito d’imposta di 13,7 milioni di sterline, nonostante le vendite in Inghilterra siano aumentate del 6% e siano stati aperti più di 90 nuovi punti vendita. Il motivo dell’aumento delle vendite secondo la società sono l’introduzione della novità del cibo cotto in negozio e di un nuovo programma fedeltà. Bene, eppure la società chiude in perdita.
Infatti il motivo per cui ha ottenuto questo credito di imposta, che è sostanzialmente uno sconto sulle tasse future, è che Starbucks ha dichiarato una perdita di 41,3 milioni di sterline nei mesi da settembre 2024 a settembre 2025. Una cifra molto simile era stata pagata in diritti alla casa madre americana.
La denuncia delle associazioni di controllo fiscale
In Inghilterra esiste la Fair Tax Foundation, un’organizzazione no-profit che promuove la trasparenza fiscale delle imprese e certifica con il Fair Tax Mark le aziende che pagano le tasse in modo corretto e responsabile. Paul Monaghan, il suo amministratore delegato, ha dichiarato al Guardian:
“Sembra davvero di rivivere sempre lo stesso giorno, come nel film Ricomincio da capo. Proprio come dieci anni fa, Starbucks UK registra una crescita annuale dei ricavi e del numero di negozi, mentre allo stesso tempo dichiara una perdita dovuta al pagamento di pesanti royalty ad altre controllate Starbucks. Il risultato finale è che non viene pagata alcuna imposta sulle società.”
In effetti, la cosa non è successa solo 10 anni fa, ma anche nel 2024, sempre per via di una perdita dichiarata a seguito del pagamento dei diritti alla società.
Questi soldi vengono versati a una controllata di Starbucks che ha sede nel Regno Unito e che raccoglie i diritti da tutta Europa, dal Medio Oriente e dall’Africa per girarli negli States. Ovviamente anche questa società paga le tasse, ma dai suoi bilanci non è chiaro quante delle tasse che ha pagato per lo scorso anno siano finite nelle casse della Gran Bretagna.
Come funziona con Starbucks in Italia

Diverso il discorso dell’Italia, che come sappiamo è una provincia relativamente marginale del mondo Stabucks, da noi infatti i negozi sono gestiti da Percassi, che è il licenziatario esclusivo in Italia dal 2016 e che dunque è tenuto a pagare le tasse sui ricavi direttamente allo Stato italiano.
Questo non significa che nel prezzo del frappuccino non entrino anche licenze e fee di marchio, ma il cuore fiscale del business retail italiano resta molto più visibile rispetto al modello britannico, perché passa dai bilanci di Percassi. Per fortuna, visto che da noi non esiste ancora un meccanismo di accreditamento delle aziende fiscalmente responsabili.