Quasi la metà dei contadini del mondo è avvelenata dai pesticidi

Uno studio riporta un dato sconvolgente su quanto i pesticidi facciano ammalare chi li usa, e su quanto questo dato sia importante nei Paesi più poveri.

Quasi la metà dei contadini del mondo è avvelenata dai pesticidi

Oggi è stato pubblicato uno studio scientifico sulla rivista Frontiers in Public Health, che è stato ripreso dal Guardian, ma che speriamo abbia maggiore risonanza. In pratica, usando i dati pubblici relativi al periodo 2006-2023, lo studio ha stimato tra i 402 e i 433 milioni di casi di avvelenamento acuto involontario da pesticidi tra agricoltori e lavoratori agricoli ogni anno. Considerando che gli agricoltori registrati nel mondo sono 934 milioni, vuol dire che il 46% di loro viene avvelenato dai pesticidi ogni anno.

La ricerca è stata commissionata dalla Pesticide Action Network, una rete internazionale di organizzazioni che si batte per la riduzione dell’uso dei pesticidi più pericolosi e la loro sostituzione con alternative più sicure; la pubblicazione è avvenuta sulla rivista scientifica peer reviewed Frontiers in Public Health.

Esistono delle “raccomandazioni” delle Nazioni Unite sul progressivo abbandono dei pesticidi più pericolosi, ma le raccomandazioni sono documenti attraverso i quali gli organismi dell’ONU indicano agli Stati una direzione, hanno un peso politico e morale, ma normalmente non obbligano automaticamente i governi a rispettarle. E infatti lo studio afferma che nel periodo analizzato l’uso dei pesticidi ha continuato a crescere costantemente: nel 2023 ne sono state utilizzate 3,8 milioni di tonnellate, il doppio rispetto al 1990.

Come hanno lavorato i ricercatori

C’è un precedente: questo stesso gruppo di ricerca aveva pubblicato nel 2020 uno studio simile, che poi era stato ritirato per questioni metodologiche. In realtà, a voler fare i complottisti, lo studio è stato ritirato dopo che S. Eliza Dunn e Jennifer E. Reed e Christoph Neumann, rispettivamente i primi due affiliati a Bayer Crop Science (la divisione agricola di Bayer e produce e commercializza) e l’ultimo a CropLife International (l’associazione di categoria che rappresenta a livello internazionale l’industria dei pesticidi), hanno scritto alla rivista segnalando problemi sul rigore metodologico.

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Ovviamente i dati per uno studio del genere non sono facilmente trovabili, molti dei contadini che hanno malori dopo l’esposizione ai pesticidi non vanno dal medico, dunque quei malori non sono registrati. Quella che hanno compiuto gli studiosi è una cosiddetta systematic review: non hanno seguito 400 milioni di agricoltori, ma hanno raccolto i risultati di studi precedenti e li hanno utilizzati per costruire una stima globale. Gli autori hanno raccolto 214 studi e in totale hanno coperto 139 Paesi: 62 attraverso queste 214 pubblicazioni e altri 77 attraverso i dati di mortalità dell’OMS. In alcuni casi l’avvelenamento era valutato da ricercatori o medici, in altri era riferito direttamente dagli agricoltori attraverso questionari. Ovviamente non si tratta di dati omogenei, il registro medico è sostanzialmente più affidabile, ma il tutto rende comunque una stima del problema.

Vero, potrebbe dunque trattarsi di una stima per eccesso, ma è pur sempre possibile che sia addirittura una stima per difetto.

L’altro punto metodologico è cosa si intende per avvelenamento da pesticidi. Gli autori dicono esplicitamente che non esiste una definizione universalmente condivisa di avvelenamento acuto da pesticidi, dunque per loro si tratta della comparsa di malattie o disturbi alla salute poco dopo un’esposizione involontaria a queste sostanze, dai sintomi più lievi come nausea, mal di testa o irritazioni fino alle forme più gravi e mortali. Il periodo della comparsa deve essere di 24 o 48 ore dopo l’esposizione.

Le disuguaglianze economiche si ripercuotono anche sulle malattie da pesticidi

contadino africano pesticidi

La cosa più interessante dello studio infatti non è solo la portata di questi avvelenamenti, ma il fatto che il numero più alto di avvelenamenti stimato è stato registrato nell’Asia meridionale, seguita dal Sud-est asiatico e dall’Africa orientale. Il Paese che ha il più alto tasso di avvelenamenti però è il Burkina Faso, nell’Africa occidentale, in cui quasi l’84% dei lavoratori agricoli risulta avvelenato.

Lo studio ha inoltre rilevato che ogni anno si verificano circa 11.000 morti dovute all’avvelenamento da pesticidi, quasi il 60% delle quali in India.

C’è anche una stima di circa 84 milioni di bambini che lavorano in agricoltura, ma al momento nessuno ha analizzato gli effetti a lungo termine su questi lavoratori.

Ovviamente il fatto che questi agricoltori siano esposti ai pesticidi non si traduce immediatamente in un’esposizione dei consumatori, sui prodotti i residui possono essere bassi, e l’agricoltore può essere stato esposto perché non conosce o non può permettersi attrezzature di sicurezza mentre svolge il suo lavoro. Tuttavia è bene sapere che i Paesi più colpiti dalle malattie da pesticidi importano tutti in Europa, l’India è addirittura partner commerciale, e dunque in qualche misura siamo coinvolti in questo sfruttamento.

Nel dicembre 2025 la Commissione europea ha fatto un passo ulteriore: ha annunciato l’intenzione di arrivare al principio secondo cui i pesticidi più pericolosi vietati nell’UE per motivi di salute o ambientali non dovrebbero poter rientrare nell’UE attraverso prodotti importati. La Commissione ha avviato uno studio di impatto proprio su questa questione, anche se ovviamente in molti sono contrari.

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