di Valentina Dirindin 3 Febbraio 2021
riso

Dopo il colpo di stato in Birmania sono in molti a chiedere lo stop alle importazioni di riso dal Paese.

Una dimostrazione di condanna e un boicottaggio economico nei confronti della situazione politica in Myanmar, che ha visto nei giorni scorsi il drammatico arresto del premio Nobel Aung San Suu Kyi.

A farsi avanti, tra gli altri, è Coldiretti Piemonte, che chiede all’Unione Europea un gesto di responsabilità con la sospensione delle “agevolazioni tariffarie al riso golpista in arrivo dalla Birmania (Myanmar) che fa registrare in Italia un balzo del +80,5% di importazioni”.

A questa richiesta fa eco  Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli e Biella con delega al settore risicolo, che fa notare come la Birmania continui infatti “a godere delle esenzioni tariffarie sulle produzioni di riso della varietà Japonica” e come “l’aumento delle importazioni dalla Birmania” sia destinato “a sostenere i golpisti in divisa al centro dell’accusa di violazione dei diritti umani e “genocidio internazionale” per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya”.

Anche l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, è sulla medesima posizione: “Non possiamo continuare a sostenere economicamente uno Stato in cui è in corso un golpe – ha spiegato Rolfi -. L’Italia produce metà del riso europeo e la Lombardia il 40% del riso italiano. Sarebbe opportuno che le istituzioni italiane tutelassero i nostri risicoltori, la qualità dei nostri prodotti e la sicurezza alimentare che il nostro riso sa garantire”.

[Fonte: Ansa]