di Veronica Godano 29 Aprile 2020
Roma

Anche se la Cna di Roma aveva previsto qualche giorno fa uno scenario poco confortevole con 1 ristorante su 5 che non riaprirà dopo il Coronavirus, il mondo della ristorazione capitolina non si arrende e scrive al sindaco Virginia Raggi. Centoventi locali inviano, così, le 10 richieste per ripartire.

“Per ora siamo centoventi, ma giorno dopo giorno aumentiamo. Tutti con gli stessi problemi, tutti con le stesse paure”, dichiara Marco Zampilli, proprietario di Ru.De, locale di Centocelle tra i tanti che in questi giorni hanno deciso di lanciare un appello al sindaco Raggi, all’assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro Carlo Cafarotti e a Luca Bergamo, assessore alla Cultura.

A riunirsi sono una serie di locali che si autorappresentano, autonomi e non affiliati alla classiche sigle di categorie. Ci sono locali storici e aperti da poco, gestiti da giovani e non, di periferia come del centro. Si legge nella lettera: “Vi chiediamo di aprire un tavolo di discussione condiviso e di voler prendere in considerazione le seguenti prime proposte che auspichiamo possano essere utili nella stesura delle linee guida future di gestione dell’emergenza”.

Ecco i punti:

  • Maggiore elasticità sugli orari di chiusura, consentendo ai locali una proroga temporanea alla somministrazione, sospendendo eventuali ordinanze estive.
  • Aumentare i controlli riguardanti le vendite di distillati e birre nei supermercati e nei minimarket dopo le 18.
  • Politica di agevolazione contributiva per le imprese.
  • Implementare la proposta sull’ampliamento del suolo pubblico consentendo, ove consentito dal suolo pubblico antistante, la concessione gratuita a chi ne richiedesse l’ausilio per tutto l’anno corrente;
  • Concessioni di suolo pubblico a tutti quei locali che ne vorranno usufruire ove possibile.
  • Revisione dei costi di energia e utenze.
  • Maggiore elasticità nei controlli, costituendo un meccanismo di monitoraggio che aiuti l’esercente ad attuare le norme e che utilizzi l’ammenda come strumento ultimo dopo i richiami.
  • Semplificazione delle normative sul delivery e sull’asporto per mettere nelle condizioni tutti di poter aderire allargando le proprie possibilità di vendita.
  • Scorporo delle tassa AMA per i mesi di mancato esercizio.
  • Contributo a fondo perduto per le spese sostenute per l’acquisto di presidi di protezione obbligatori per il personale (mascherine, guanti monouso, ecc.) e per tutto ciò che sarà necessario per adeguarsi alle nuove normative (plexiglass, parafiato, apparati disinfezione, ecc…). Garanzia di approvvigionamento a prezzo equo dei sopracitati materiali.

“Le parliamo da cittadini italiani”, si legge ancora nella lettera,  “ma anche da imprenditori rispettosi delle regole che non vogliono né licenziare né chiudere le loro attività. Ci troviamo nella stessa condizione comune: vogliamo tutti fare la nostra parte per ripartire. Lo vogliamo fare in sicurezza, tutelando i nostri clienti e al contempo vogliamo proteggere i tanti posti di lavoro che il nostro settore ha generato negli ultimi anni, consapevoli che la ripresa sarà difficile ma sarà possibile solo se la affronteremo insieme. Chiediamo solo di poter discutere condizioni idonee a permetterci di riaprire e di farlo con serenità e passione. Con l’obiettivo comune di continuare a costruire una città migliore, per tutti“.

[Fonte: Roma Today]