di Valentina Dirindin 20 Aprile 2020
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Gli animi si sono scaldati un po’ d’appertutto, in attesa di un 4 maggio che sembra lontanissimo: la ristorazione non fa eccezione e c’è chi, in un atto di protesta, propone di aprire tutti i ristoranti. L’appuntamento è per il 28 aprile alle ore 21: i ristoratori, pasticceri, baristi, pizzaioli che vorranno riaprire alzeranno le loro serrande e apparecchieranno simbolicamente un tavolo.

Un gesto dimostrativo, s’intende, un flash mob che nell’idea degli organizzatori del gruppo “Risorgi Italia” vuole invitare il Governo “a prendere subito in considerazione misure a sostegno di uno dei comparti della nostra economia tra i più strategici, onde evitare che tanti di noi non avranno più la possibilità di alzarle di nuovo perché falliti”. Portavoce dell’idea è il ristoratore di Viterbo Paolo Bianchini, patron del ristorante “Al Vecchio Orologio”. È lui ha confermare, in diretta Facebook, che martedì 28 aprile è fissata la manifestazione “Risorgi Italia”: tante le realtà che si stanno organizzando per farne parte, dice lui. In realtà, a ben guardare, la pagina Facebook “Ho.Re.Ca Unita”, dove è stata lanciata l’iniziativa, non è seguitissima, con circa 800 “mi piace”.

Bisogna ammettere però che la risposta ai post di Bianchini sul flash mob è alta, con molti che aderiscono – almeno verbalmente – all’iniziativa, applaudendola. Sulla pagina c’è anche un videomessaggio di sostegno (a Risorgi Italia, in realtà, non espressamente all’azione dimostrativa organizzata) registrato dal noto chef Igles Corelli.

Tuttavia, se l’obiettivo è di “riaccendere la speranza per le tantissime persone (1.300.000) che lavorano nel mondo Ho.Re.Ca.”, forse prima di lanciare una qualsiasi manifestazione sarebbe stato il caso di crescere un po’ di più, perché dubitiamo che 800 locali aperti con un tavolo apparecchiato possano davvero fare rumore e farsi sentire dal Governo. Il quale, tra l’altro, una settimana dopo dovrebbe – si spera – dare qualche risposta in più anche alla categoria dei ristoratori, e quindi non si capisce bene a che pro protestare poco prima di conoscere il proprio destino (quantomeno quello a breve termine).

Non che non capiamo le ansie della categoria dei ristoratori, che anzi stiamo cercando di raccontare raccogliendo le testimonianze di molte realtà illustri e capaci del territorio italiano. Nessuna delle quali, ci risulta, ci ha parlato di proteste non violente da mettere in atto ora. Tutte – più o meno – dicono di aspettare, e di fare tesoro di questo tempo per ripensare le imprese di domani: e se lo dicono loro, che appartengono ai massimi livelli del settore, forse un pensierino sul loro modo di ragionare varrebbe la pena farlo.

Peraltro, la verità è che molti dei ristoratori non hanno tutta questa fretta di riaprire nella cosiddetta “Fase 2”, con regole rigide e ingressi contingentati e chiedono a gran voce di poter restare in attesa della “Fase 3”, se mai ci sarà, quella del ritorno alla normalità. Dubitiamo dunque che abbiano tutta questa voglia di andare nei loro locali, apparecchiare un tavolo, e sedersi lì in attesa di qualche vigile zelante pronto a multarli per essere usciti di casa senza un valido motivo. Perché no, ci spiace, ma un flash mob lanciato sui social non ci sembra esattamente un valido motivo.