di Marco Locatelli 11 Marzo 2020

È da qualche giorno che Regione Lombardia sottolinea la volontà di voler inasprire ulteriormente le misure anti-coronavirus adottate con il Dcpm dell’8 marzo (che ha praticamente messo tutta Italia in una sorta di regime di “libertà vigilata”) andando di fatto a chiudere totalmente ristoranti, bar, pub e altre attività non essenziali come negozi e centri commerciali. A restare aperti, quindi, se la richiesta venisse accolta, solo servizi di pubblica utilità, pubblici essenziali, e vendita di beni di prima necessità.

Come richiesto, nella giornata di oggi è stata inviata al Governo – come ha riferito nella conferenza stampa di stamattina il premier Conte – la formalizzazione delle indicazioni di Regione Lombardia. “Il documento – spiega Attilio Fontana, governatore di Regione Lombardia – contiene il dettaglio di quelle che sono le iniziative che consideriamo indifferibili sulla base dei dati scientifici in nostro possesso e già comunicati nel pomeriggio di martedì 10 al Governo, nel corso della riunione con i ministri Boccia e Speranza e con i presidenti delle Regioni, oltre che all’Istituto Superiore di Sanità“.

Per quanto riguarda ristoranti e bar, al momento possono tenere aperto fino alle 18 seguendo le misure indicate dal Dcpm dell’8 marzo e quindi con l’obbligo di garantire il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro tra i clienti. Tuttavia sono diversi – un po’ in tutta Italia – ma soprattutto al Nord, i locali che hanno deciso di chiudere i battenti di loro spontanea volontà.

Una scelta dettata dal buon senso ma che potrebbe generare significative ripercussioni economice. Diversa la situazione qualora fosse il Governo ad imporre la chiusura alle attività, con tutte le eventuali tutele del caso. Tutele che dovrebbero essere garantite, come assicurato nella conferenza di questa mattina dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il quale ha assicurato che con il nuovo decreto sulle misure economiche per l’emergenza coronavirus, che sarà varato venerdì, ci saranno a disposizione 12 miliardi di euro (ma in totale potrebbe arrivare a 25 miliardi) e “nessuno perderà il lavoro per il coronavirus”.