di Marco Locatelli 27 Ottobre 2020
chiuso

Con la chiusura alle 18 dei ristoranti si perdono 6 clienti su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano la sera fuori casa.

E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti in riferimento al varo del decreto Ristoro per compensare gli effetti dell’ultimo Dpcm sull’emergenza Covid.

“Dai ristoranti alle trattorie, dalle gelaterie alle pizzerie fino ai pub – sottolinea la Coldiretti – sono molte le realtà che trovano sostenibilità economica solo grazie al lavoro serale e che ora decidono addirittura di non aprire per gli elevati costi e la mancanza di clienti. Per molte strutture la pausa pranzo – precisa la Coldiretti – non è sufficiente per garantire la copertura dei costi tenuto conto anche della mancanza di turisti e della diffusione dello smart working che ha drammaticamente tagliato il numero di clienti”.

“Il risultato è il drastico crollo dei consumi fuori casa che mette a rischio 1/3 della spesa alimentare degli italiani con un impatto sull’intera filiera alimentare nazionale che – continua la Coldiretti – perde oltre un miliardo di euro di fatturato per le mancate vendite di cibo e bevande nel mese interessato dal decreto, dalla carne al pesce, dal vino all’olio, dalla frutta alla verdura, dai formaggi ai salumi. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”.

Ad essere più colpiti i ristoranti che sono il luogo preferito per il consumo serale fuori casa (65%), al secondo posto le pizzerie con servizio al tavolo (59%), al terzo posto i fast food (10%) e i pub (9%) secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Fipe.

“Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come il taglio del costo del lavoro con la decontribuzione protratta anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di Stato” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di “interventi rapidi a fondo perduto per agriturismi e ristoranti per incentivare l’acquisto di prodotti alimentari Made in Italy”.