di Marco Locatelli 5 Ottobre 2020
chiuso

Ristoratori e baristi non ci stanno e rispondono “no” alle vociferate nuove restrizioni anti-Covid che paventano la chiusura anticipata dei locali alle ore 23.00 per limitare la diffusione del contagio, i cui numeri in Italia stanno recentemente destando preoccupazione.

Il nuovo Dpcm non piace all’associazione di categoria, la Fipe-Confcommercio (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi), che in merito ai rumor sul nuovo decreto governative scrive in un comunicato stampa:

“Imporre la chiusura dei locali alle 23 – sottolinea il presidente Fipe- Confcommercio, Lino Enrico Stoppani – sarebbe un atto di puro autolesionismo per il Paese e un’inutile punizione per il settore. Se l’obiettivo è quello di contrastare le aggregazioni, l’unico effetto che si ottiene così facendo è far riversare le persone in strada senza più alcun controllo. Abbiamo lavorato per mesi a un protocollo in grado di garantire sicurezza e lavoro e ora si vorrebbero annullare questi sforzi a danno di un settore già duramente colpito dal lockdown e dal perdurare della crisi. Mi auguro che si tratti di una indiscrezione senza fondamento e che, al contrario, ci si prepari ad incrementare i controlli su tutti coloro, imprese e cittadini, che non rispettano le regole. Questo sì che sarebbe un bel segnale di serietà e di rispetto per chi svolge co! rrettamente il proprio lavoro mettendo al primo posto la sicurezza”.

“In questa fase di allerta – conclude Stoppani – dobbiamo avere il coraggio di riportare il consumo all’interno dei locali nel pieno rispetto delle misure di sicurezza a partire dal distanziamento di un metro, dall’uso di gel igienizzanti e delle mascherine quando ci si sposta, dalla rilevazione del nome di almeno un cliente per tavolo per assicurare la tracciabilità. Su questo punto dobbiamo anche andare oltre, consentendo ai clienti di scaricare l’app Immuni direttamente all’interno di bar e ristoranti. Gli abusi si contrastano individuando e sanzionando chi non rispetta le regole non chiudendo tutte le attività”.

Fonte: La Repubblica