di Veronica Godano 3 Maggio 2020
jole santelli regione calabria

Le Regioni non seguono il Governo. I Comuni non seguono le Regioni. E’ l’effetto domino innescato, in primis, dal Governatore della Calabria, Jole Santelli, che il 29 aprile ha consentito l’apertura di bar e ristoranti in barba alle previsioni del DPCM del premier, Giuseppe Conte, sull’avvio della fase 2. Il Governo aveva annunciato la volontà di diffidare la temeraria Jole e così è stato. Povera Santelli che, dopo essere finita sulle pagine del New York Times, pensava di riuscire a fare scuola anche in Italia con la sua ordinanza – gioco. “Non penso che per 2 tavoli all’aperto si diffonda il contagio” aveva dichiarato in un’intervista all’Huffington Post. Dunque, il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, ha impugnato il provvedimento. Gli atti sono stati trasmessi all’Avvocatura generale dello Stato.

Ma il presidente della regione Calabria ha dichiarato di non voler fare un passo indietro. “Io mantengo l’ordinanza”, dice. E aggiunge: “Sono convinta dei presupposti, sono sicura che entro una settimana faranno esattamente la stessa cosa che ho fatto io. Mi dispiace che abbia preso questa ordinanza come un braccio di ferro mentre era semplicemente la legittima richiesta della regione di far vivere e lavorare, soprattutto lavorare”.

“La Regione Calabria è andata deliberatamente contro un’indicazione chiara del governo per ragioni sanitarie: quelle attività devono restare chiuse perché dobbiamo definire le linee guida per mettere in sicurezza lavoratori e clienti”, ha commentato Boccia a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata.

Poi, a chi lo accusa di violare il principio di autonomia degli enti locali, risponde che “non era mai successo nella storia della Repubblica che un’emergenza sanitaria si trasformasse in pandemia. E in questo caso le linee guida le dà lo Stato e le Regioni si devono adeguare e rispettarle. Ci sono state discussioni forti, però, mai violazioni di regole, a parte la Calabria“.

[Fonte: La Repubblica]