di Marco Locatelli 23 Aprile 2020

Dopo una lotta durata 40 giorni per convincere il presidente di Regione Campania, Vincenzo De Luca, a permettere la consegna a domicilio dei piatti pronti – pizza in primis – l’apertura di ieri, in vigore dal 27 aprile, non è la risposta che i tanti ristoratori campani speravano. Oggetto di polemica gli orari troppo stretti: bar, pasticcerie e gelaterie dalle 7.00 alle 14.00; poi tocca alle pizzerie dalle 16.00 alle 22.00.

Non tutte le pizzerie, infatti, riapriranno (sono circa 1.200 solo a Napoli), e tra queste anche Gino Sorbillo che ai microfoni de La Repubblica spiega: “Non ho fretta di organizzare la consegna a domicilio. Mi sono battuto per riattivare il settore, è un primo passo verso la normalità. La cosa più emozionante per noi è tornare nei nostri locali, ricominciare a organizzare tutto”.

Aprirà, invece, Ciro Salvo di 50 Kalò, che però si dice preoccupato riguardo la grande quantità di rider che potrebbe riversarsi per le strade: “il rischio era di avere troppi fattorini in strada, e ora invece si concentra tutto in poche ore? Quanti corrieri ci saranno in strada sabato e domenica sera? Aprirò, ma così ci mettono con le spalle al muro”.

“Riaprirò il mio locale anche se devo sfornare una sola pizza – spiega Alessandro Condurro della pizzeria da Michele a Forcella – Richiamerò solo 3 dei miei 25 dipendenti. E la previsione degli incassi non è certo rosea per i prossimi mesi, con il locale sfruttato a metà”.