di Manuela 5 Dicembre 2019
Ristorante e musica

Per quanto riguarda i ristoranti, ricordiamoci che la musica conta: per questo motivo prende piede la figura del consulente per la playlist perfetta. La musica influenza l’umore e dunque non stupisce il fatto che i ristoratori più attenti stiano utilizzando delle figure professionali specializzate per selezionare la musica con cui allietare i loro commensali.

Ammettiamolo: quante volte ci troviamo in ristoranti in cui si mangia bene, ma in cui la musica scelta ci fa digrignare i denti per la frustrazione? Diciamo che la musica giusta potrebbe contribuire a invogliare il cliente a ritornare in quel locale. Dan Keeling del ristorante Noble Rot a Bloomsbury di Londra cita una situazione in cui ci siamo imbattuti tutti: andare a mangiare in un ristorante in cui la musica era così strana, malinconica e triste che quando si esce dal ristorante si è più depressi che mai (in questo caso il ristoratore parlava della catena Eat Tokyo).

O ancora: Keeling ricorda di quando è andato all’Asador Etxebarri e si è ritrovato nelle orecchie una versione dell’inno nazionale britannico che sembrava suonata da un bambino. Il tutto in loop. Proprio per questo motivo da Noble Rot non c’è la musica: secondo Keeling o ci si concentra sul cibo o sulla musica. Inoltre sarebbe difficile scegliere una playlist che piaccia a tutti: in un ristorante si trovano commensali di ogni età e con i più disparati gusti musicali.

Tutti noi siamo stati vittime delle cattive scelte musicali dei ristoratori (accanto alle scelte musicali non azzeccate aggiungo la musica lanciata a tutto volume che ti rimbomba letteralmente in pancia). E la cosa peggiore è che in un periodo in cui i servizi di streaming suggeriscono playlist per ogni occasione, queste situazioni si potrebbero tranquillamente evitare. Nascono persino app per il matching da degustazione vini, possibile che non si riesca ad avere della musica decente al ristorante? A correre in soccorso dei ristoratori, però, ci pensa un particolare settore dell’industria musicale: quello dei consulenti musicali. Un esempio? MAV Music Supervision di Mikey Vettraino.

Secondo Vettraino la figura del consulente musicale è una sorta di DJ cieco: deve mettere nella playlist una canzone che verrà proposta in un ambiente di cui non conosce l’atmosfera. Per questo motivo la sua azienda crea playlist adatte a diversi momenti della giornata, ciascuna con una propria coerenza musicale e abbastanza lunga per evitare troppe ripetizioni.

Alex Hill di MAV spiega che ci sono alcuni artisti che si adattano praticamente a ogni situazione: Brando, Nightmares on Wax e Bonobo.

Per contro ci sono alcuni generi musicali che non vanno assolutamente bene, soprattutto in un ristorante: il death metal e la musica minimal techno, per esempio, sono banditi dalle playlist.

Molto importante è fornire una colonna sonora musicale al pasto che si adatti al momento della giornata. E fanno l’esempio del Wagamama: dopo pranzo la musica diventa più morbida e suggestiva perché nessuno vuole una playlist da sballo quando il locale è mezzo vuoto. A pranzo, invece, proprio per incoraggiare il turnover, è meglio utilizzare una musica ad alta energia e frenetica.

Un altro dettaglio importante riguarda il gestire la musica basandosi sul tipo di clientela. Se il locale è frequentato da Millenials e Gen X ben vengano le nuove suggestioni musicali (rap, trap…), ma se in quel ristorante ci vanno i genitori di costoro allora probabilmente troverebbero troppo rumorosa e fastidiosa questo tipo di musica. Se usi una colonna sonora metal e grunge con i Metallica, Black Sabbath e i Queens of the Stone Age, allora probabilmente non avrai una clientela di arzilli (ma non troppo) vecchietti o placidi pensionati.

Se la colonna sonora e l’esperienza culinaria sono in armonia, allora questo connubio diventa una parte fondamentale del buon nome di quel ristorante.

[Crediti | The Guardian]