Ristoranti, le barriere di plexiglas non limitano la circolazione del virus

Secondo uno studio scientifico i pannelli di plexiglas non solo non fanno da barriera alla circolazione del virus ma sarebbero addirittura dannosi.

plexiglass

Ora se ne vedono un po’ di meno, ma dalle prima riaperture dello scorso anno nei ristoranti uno dei metodi utilizzati per arginare la diffusione del coronavirus era stato l’uso delle barriere in plexiglas tra un tavolo e l’altro. Peccato che ora però arrivi uno studio a ipotizzare, con buone ragioni, che i pannelli di plexiglas siano inutili e addirittura dannosi. Peccato per i clienti ma anche per i ristoratori, che hanno affrontato notevoli spese e fastidi per installare queste (orribili) tende opache.

SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID-19, si diffonde principalmente attraverso aerosol che vengono esalati quando si parla (e ancora di più quando si canta). Queste goccioline invisibili possono rimanere nell’aria per ore, in spazi con scarsa ventilazione. Maggiore è la concentrazione di particelle virali in un dato spazio, più è probabile che ci si infetti – motivo per cui la variante delta, che produce cariche virali estremamente elevate nelle persone infette, è così contagiosa. La diluizione delle particelle virali attraverso un’adeguata ventilazione è la misura preventiva più efficace contro la diffusione della malattia in un dato spazio: l’esterno è ovviamente lo spazio più ventilato di tutti. Questo è il motivo per cui gli aeroplani, che in genere sostituiscono l’aria ogni due o tre minuti, sono relativamente sicuri rispetto a qualsiasi altro spazio interno ristretto.

E mentre le barriere fisiche sono efficaci nel bloccare le grandi goccioline rilasciate dal naso o dalla bocca di una persona quando tossiscono o starnutiscono, sono essenzialmente inutili nel bloccare la diffusione di aerosol all’interno di una stanza chiusa. Uno studio scientifico pubblicato in pre-print (il che significa che non è stato ancora sottoposto a revisione paritaria) il 30 luglio afferma che “è improbabile che gli schermi forniscano alcun beneficio diretto nel ridurre l’esposizione al virus da goccioline o aerosol quando le persone si trovano già a 2 metri, o quando non sono faccia a faccia”.

Linsey Marr, professoressa di ingegneria civile e ambientale al Virginia Tech ed esperta di trasmissione virale, ha detto al New York Times che dobbiamo immaginare l’aerosol come fumo di sigaretta. Quando ci sono barriere di plastica, “il fumo si sposta semplicemente intorno a loro, così daranno alla persona dall’altra parte un po’ più di tempo prima di essere esposta al fumo. Nel frattempo, le persone dalla stessa parte con il fumatore saranno esposte a più fumo, poiché le barriere lo intrappolano su quel lato finché non avrà la possibilità di mescolarsi in tutto lo spazio”.

Precisazione: le barriere di plastica possono essere utili in determinate circostanze, come per i conducenti di autobus, che in genere sono completamente isolati rispetto ai passeggeri e quindi non è probabile che respirino la stessa aria. Ma dall’altra parte, il plexiglas può anche essere dannoso: i pannelli possono interrompere il normale flusso d’aria in una stanza, creando sacche di spazio dove gli aerosol possono accumularsi. In uno spazio interno adeguatamente ventilato, gli aerosol esalati si disperdono normalmente entro 15-30 minuti e vengono sostituiti da aria fresca. In uno spazio interno scarsamente ventilato o con un flusso d’aria interrotto, gli aerosol esalati possono permanere in determinate aree per molto più tempo, creando potenzialmente un ambiente con un aumentato rischio di trasmissione di COVID.

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