Ristorazione, uno studio analizza lo stress legato al settore

Uno studio redatto dall'Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto analizza lo stress legato al lavoro nella ristorazione.

Ristorazione, uno studio analizza lo stress legato al settore

Sovente si parla della nobiltà e del romanticismo legato al lavoro nella ristorazione: i turni sono lunghi e i fine settimana impegnati, sì, ma qualunque chef dirà che inseguire la propria passione vale compiere qualche sacrificio. Occorre fare attenzione, però, che questi sacrifici non vadano a impilarsi e a sgranocchiare la propria sanità mentale. Proprio questo è l’oggetto di analisi dello studio “La Psicologia al servizio della ristorazione”, realizzato dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto insieme all’Ordine degli Psicologi del Lazio, che per l’appunto affronta lo stress legato a questo mestiere.

Chef stressato

Lo studio, accreditato come il primo in Italia (e qui si potrebbe aprire una discussione su cosa ci abbia impedito per tutto questo tempo di affrontare un discorso così sensibile ma importante), fa emergere dati piuttosto preoccupanti. Prima, però, qualche spiegazione preliminare per comprendere da dove arrivano le risposte: gli studiosi hanno somministrato un questionario di 30 domande agli associati dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, prevalentemente di età compresa  fra i 31 e i 65 anni (89,2%), con il 73% degli intervistati che afferma di di svolgere questo lavoro da più di 20 anni mentre nell’84% dei casi si tratta direttamente dei titolari o co-titolari dell’attività.

Più della metà dei soggetti (54,45%) denuncia criticità del sonno, il 40,54% lamenta problemi legati all’ansia e il 38,73% alla tristezza, e circa uno su tre (34,90%) patisce invece l’isolamento sociale legato al mestiere. Risultano molto numerose anche le criticità legate al turnover del personale (80,18%), all’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata (55,85%), agli orari di lavoro (54,95%) e ai carichi di lavoro (54,05%). Per l’appunto, come dicevamo: bene la passione, ma occhio a non lasciare che questa vi consumi. Interessanti anche le risposte inerenti allo stop della pandemia: nessuno si è affidato a un percorso di psicoterapia, mentre in molti hanno preferito dedicarsi all’aggiornamento professionale (72,08%), agli hobby (63,07%) o al cercare notizie e informazioni (59,46%).