di Manuela 26 Marzo 2021
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A Roma i non residenti sono stati esclusi dai Buoni Spesa. Per questo motivo diverse associazioni di volontariato, fra cui anche Amnesty, hanno chiesto a Virginia Raggi, sindaco della capitale e a Veronica Mammì, assessore alle Politiche sociali, di modificare i bandi per l’erogazione di questi buoni spesa.

L’anno scorso, infatti, i suddetti bandi non escludevano i non residenti: quest’anno, invece, le cose sono cambiate e da questi bandi rimangono fuori coloro che non hanno la residenza. Per questo motivo Amnesty International Italia, A Buon Diritto Onlus, Arci Roma e Nonna Roma sono fra le associazioni che hanno chiesto di rivedere i requisiti per ottenere i buoni: inserire la mancata residenza, infatti, indica una chiara volontà di escludere determinate categorie di persone.

Così facendo si rischia di lasciare senza sostegno economico per comprare cibo e beni di prima necessità migliaia di famiglie. Il bando incriminato è stato pubblicato il 9 marzo scorso: grazie a esso verranno distribuiti 5 milioni di euro versati dalla Regione Lazio al Comune di Roma a novembre, tutti destinati ai buoni spesa. Il contributo varia dai 200 ai 600 euro al mese, dipende dal numero di persone che compone il nucleo famigliare e sarà erogato alle famiglie con un Isee massimo di 8mila euro. Ulteriore requisito di quest’anno sarà anche il fatto che le famiglie beneficiarie abbiano la residenza nel Comune di Roma.

Le associazioni di volontariato sono rimaste a dir poco deluse da questo ennesimo paletto: si aspettavano maggior attenzione verso chi sta pagando il prezzo maggiore di questa crisi. E invece, al posto di garantire maggiori sostegni, ecco che la situazione è ulteriormente peggiorata. La richiesta è che, al posto del requisito della residenza, venga sostituito quello del domicilio anche temporaneo nel territorio comunale.

Il perché è presto detto: riuscire a ottenere l’iscrizione anagrafica a Roma è difficile. L’articolo 5 del Piano casa dell’ex Governo Renzi vieta di ottenere la residenza a coloro che occupano senza titolo un alloggio. Quindi tutti coloro che vivono in subaffitto o che pagano un affitto in nero, non possono dimostrare di averlo e, di conseguenza, non possono ottenere la residenza. A complicare le cose ci si mette anche il fatto che l’iter per avere la concessione della residenza per i senza fissa dimora dura mesi e mesi.

L’anno scorso l’avviso pubblico comprendeva anche coloro che si trovavano temporaneamente a Roma, pur avendo residenza altrove. In aggiunta la magistratura aveva aperto i buoni spesa anche a chi non aveva regolare titolo di soggiorno, motivando la decisione col fatto che una misura emergenziale non può escludere chi si trova in grave situazione di marginalità sociale e economica.

Con l’inclusione della clausola di residenza, invece, vengono esclusi dalla possibilità di ricevere i buoni spesa coloro che ne hanno maggiormente bisogno: i migranti, gli studenti e tutti i cittadini fuorisede che sono domiciliati a Roma.

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