di Manuela 17 Novembre 2020
venchi

Torniamo a Roma dove, presso l’aeroporto di Fiumicino, chiude lo storico locale di Venchi. E il tutto avviene fra le proteste dei lavoratori che parlano di licenziamenti travestiti da trasferimenti.

I dipendenti di Venchi del Leonardo Da Vinci sospettano che questi trasferimenti nascondano, invece, dei progetti di licenziamento messi in atto per cercare di superare il blocco in vigore fino al 31 gennaio 2021. Per questo motivo diversi di loro hanno deciso di lanciare una petizione online rivolta al Presidente Mattarella, al premier Conte e al Ministro del Lavoro Catalfo: finora sono più di 3.000 le firme raccolte.

Tutto è iniziato lo scorso 4 novembre, in pratica il giorno dopo la chiusura del negozio sito al Terminal 1. I dipendenti del locale si sono visti recapitare a causa una lettera di trasferimento nei punti vendita Venchi nel Nord Italia. I lavoratori si sono straniti: un trasferimento in questo momento in un’area del paese che versa in una grave situazione epidemiologica?

Dieci di questi dipendenti sono donne, madri con figli minorenni. Trasferirsi a Torino, Piacenza, Parma, Venezia o Vicenza non è un’opzione fattibile per loro: o abbandonano le loro famiglie o si dimettono. Secondo queste lavoratrici, chi ha recapitato la lettera conosce benissimo la loro situazione, impossibile non saperlo. Da qui nasce la loro richiesta: perché non ricollocarle negli altri due punti vendita di Venchi di zona (uno sempre a Fiumicino e uno a Roma).

I dipendenti non hanno dubbi: questi trasferimenti sono stati ideati per obbligarli a dimettersi. La decisione di trasferirli al posto di ricollocarli in zona o al posto di fargli proseguire la Cassa Integrazione così come previsto dai Decreti del Governo appare loro come una manovra per mascherare un licenziamento.

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