A novembre negli Stati Uniti ci saranno le elezioni di midterm e all’interno dei Repubblicani è scoppiato un dibattito acceso sul costo della vita. La frase scatenante è stata quella di uno studente universitario iscritto a Turning Point USA, un’organizzazione politica americana conservatrice, che dunque dovrebbe stare dalla parte del governo. Lo studente avrebbe detto a Andrew Kolvet, portavoce dell’organizzazione, che i burrito costano troppo.
Il portavoce di TPUSA ha dunque scrittomercoledì 5 agosto su X: «Uno degli studenti universitari di TPUSA mi ha detto la sua sul costo della vita: “Un burrito non dovrebbe costare 20 dollari”. Sì, gran parte di questo è un’eredità del Covid e dell’inflazione dell’era Biden, ma l’esperienza quotidiana è la stessa: sembra semplicemente che le cose di base costino troppo».
Il post ha suscitato una serie infinita di commenti – Forbes parla di oltre 3 milioni di visualizzazioni- e il caso ormai definito giornalisticamente “burrito discourse”, il dibattito del burrito, e sta spaccando in due il partito di governo: da una parte i conservatori che affermano sostanzialmente che per risparmiare si deve preparare il cibo in casa e che un burrito è un lusso da concedersi ogni tanto; invece la parte populista del partito afferma che in questo modo non si capiscono i problemi reali dei giovani e della popolazione.
Tanto per avere un’idea del clima, riportiamo il commento del deputato Dan Crenshaw, riportato a sua volta da Fox News: «Smettete di lamentarvi, trovatevi un lavoro, mangiate ramen come abbiamo fatto tutti noi all’università, con un budget limitato e quattro coinquilini. Al mercato non importa quanto pensate che dovrebbe costare qualcosa».
E ancora Marc Thiessen, opinionista di Fox News, che scrive: «Quando mi sono laureato vivevo di ramen, avevo due coinquilini e facevo due lavori. Non mi lamentavo del costo della vita, lavoravo sodo per poter un giorno permettermi una vita migliore».
È intervenuto nel dibattito addirittura il vicepresidente JD Vance, rispondendo a Thiessen. «Sono sorpreso di sentire Mark dire una cosa del genere. Se lo avete mai incontrato di persona, è piuttosto evidente che quest’uomo non si è mai fatto mancare un burrito».
Tuttavia, nonostante il paternalismo egocentrico e intimidatorio, molte voci stanno dicendo ai Repubblicani che con questa narrazione le elezioni di midterm le perderanno sicuramente.
Cosa rappresenta il burrito per gli americani?
![]()
I burrito di Chipotle costano generalmente tra i 9 e i 12 dollari, a seconda della località e degli ingredienti, mentre ristoranti più economici, come Taco Bell, offrono opzioni ancora più accessibili. Il prezzo riportato dallo studente universitario è probabilmente maggiorato dal fatto che lo aveva ordinato attraverso un’app di consegna a domicilio.
Per capire perché negli Stati Uniti un burrito da 20 dollari possa diventare una questione politica bisogna prima capire che cosa rappresenta questo cibo per gli americani: il burrito nasce nel Nord del Messico, e consiste in una tortilla di farina arrotolata intorno a un sugo di carne, fagioli o altri ingredienti.
Negli Stati Uniti il burrito è però diventato uno dei simboli della cucina messicano-americana: è cibo da strada, pranzo veloce, pasto da portare in ufficio o all’università, ma anche una cena facile da preparare a casa. Nel tempo si è trasformato in mille versioni regionali: dal grande Mission burrito di San Francisco, ripieno di riso, fagioli, carne, salsa e spesso formaggio fino al breakfast burrito, con le immancabili uova.
In sostanza oggi il burrito è entrato a tutti gli effetti nelle abitudini alimentari degli Stati Uniti, dai ristoranti alle catene fast food fino ai pasti preparati in casa, compresi quelli surgelati. In un Paese in cui la mamma non ti mette in valigia la pasta e il sugo fatti in casa prima di partire per l’università, è un problema da non sottovalutare se questi cibi costano troppo. Vedremo dunque se Trump cadrà sul burrito.