I consumatori dovranno prepararsi a prezzi elevati per la carne bovina per tutto il 2026 e probabilmente per gran parte del 2027. Secondo Rabobank, il calo della produzione globale di carne bovina dovrebbe estendersi fino al 2026, con una produzione prevista in diminuzione di circa il 3,1% nelle principali nazioni produttrici come Brasile, Stati Uniti e Canada, tutte con previsioni al ribasso.
La volatilità del settore è stata alimentata dalle notizie relative alla chiusura prevista da parte di Tyson Foods di uno stabilimento di lavorazione della carne in Nebraska, oltre alla riduzione di personale di un complesso in Texas e, tanto per cambiare, pure Trump ci ha messo del suo, con la sua amministrazione che ha accusato i macellatori statunitensi di operare in un regime di monopolio.
A corto di bestiame

Nonostante questi preamboli, c’è chi ritiene che questa incertezza sarà di breve durata. È il caso di Dave Weaber, analista della piattaforma Terrain, secondo cui “La risposta iniziale alla notizia sulla Tyson è stata più emotiva che logica”. Weaber sottolinea che le basi del mercato rimangono solide e che la disponibilità di bestiame da ingrasso non è cambiata: “Abbiamo un singhiozzo qui, ma siamo ancora 20 o 30 dollari per cento libbre al di sopra di dove eravamo un anno fa” ha aggiunto.
La lotta dei trasformatori per trovare profitto sta imponendo un riallineamento del settore, con le aziende che hanno avuto solo sei settimane redditizie nelle prime 47 del 2025. Tyson Foods, ad esempio, ha segnalato una perdita operativa attesa tra 400 e 600 milioni di dollari per il nuovo anno fiscale, con il presidente e CEO Donnie King che ha dovuto ammettere: “Il segmento della carne bovina rimane il nostro unico punto debole”.
La ragione principale dei prezzi elevati è la riduzione dell’offerta. Weaber ha notato un “calo deciso nei tassi di macellazione”, un problema che sta interessando in particolare gli Stati Uniti, un mercato chiave per l’esportazione, il Brasile e il Canada, la cui contrazione delle scorte di bestiame è simile a quella degli USA.
Weaber prevede che le scorte rimarranno limitate per un periodo prolungato: “Continueremo ad essere a corto di bestiame, per tutto il 2026 e probabilmente per gran parte del 2027”. La natura stessa rende il recupero lento, vista la lentezza dell’espansione delle mandrie: “È un processo di tre anni: la biologia è biologia.”
In una prospettiva contrastante, un analista e trader esperto ha criticato le previsioni di produzione di carne bovina e suina per il 2026 del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), definendole “fondamentalmente sbagliate”. L’analista sostiene che l’USDA si basa quasi esclusivamente sui dati storici di macellazione, per cui “L’USDA probabilmente sottovaluterà la sua previsione di produzione di carne suina e bovina per il 2026 di circa 1 milione di capi”.
Nonostante queste incertezze sul futuro, la legge economica fondamentale non può che restare valida. Weaber conclude: “Le basi dell’economia dicono che se l’offerta si riduce e la domanda resta, i prezzi devono salire, e dovremo razionare la carne bovina sia a livello del consumatore che lungo tutta la filiera, dai mangimi all’imballaggio”.

