Ieri mattina l’America e il mondo si sono svegliati con la prima, e dubitiamo sia l’ultima, notizia catastrofica del 2026. L’attacco al Venezuela, il rapimento di Maduro, l’assoluta indifferenza alle regole del diritto internazionale. Gli USA guerrafondai che esportano la democrazia in gentile concessione a barili su barili di petrolio, altro che guerra al narcotraffico. Nella “più ambiziosa operazione militare nella storia del mondo” secondo Trump la posta in gioco era altissima, e la notizia è trapelata a fatti già compiuti. Tuttavia sembra che ci sia un modo per sapere in anticipo se a Washington sta per succedere qualcosa di grosso. Basta osservare gli ordini delle pizze.
Cos’è il Pentagon Pizza Index

Operazioni di altissima intelligence militare e tecnologica ormai sembrano usciti da un film della Marvel. Occorre però ricordarsi una cosa: gli uffici, anche i più avanzati, di sicurezza, difesa e coordinazione in attacco sono pur sempre gestiti da persone. Esseri umani che (per ora) non hanno ancora lasciato controllo e sincronizzazione in mano all’intelligenza artificiale. E che ovviamente sono soggetti e limitati dai più basilari bisogni fisiologici: banalmente, hanno bisogno di mangiare e bere.
Così nasce il Pentagon Pizza Index, strumento non ufficiale, né scientifico e prettamente internettiano che osserva l’andamento delle pizzerie nelle zone “calde” di Washington. Ovvero quelle più vicine a Pentagono, sede della CIA, e ovviamente Casa Bianca. Secondo la teoria, quando si verificano impennate negli ordini di pizza (specie la sera molto tardi) significa che il lavoro dietro le quinte del governo è frenetico. E se queste quinte nascondono il Dipartimento della Difesa, ops della Guerra, beh il sospetto che stia per accadere qualcosa di serio è molto forte. E infatti.
Ovviamente esiste il sito web dedicato, con occhi e algoritmi puntati su sei pizzerie interessate. L’elenco completo: Domino’s, Extreme Pizza, District Pizza Palace, We The Pizza, Papa Johns, Pizzato Pizza. In tempo reale si può osservare l’andamento degli ordini per ciascuna, che fluttua in base a cosa sta per succedere e alle conseguenze del fatto. Ad esempio: nella giornata di ieri, in seguito all’annuncio, gli ordini erano alle stelle per Extreme Pizza. Evidentemente a una certa anche i reporter accorsi a Washington per i servizi di rito dovevano mangiare.
L’impennata di ordini pre attacco

Il Pentagon Pizza Index non sarà un oracolo, ma raramente sbaglia. Ha avuto ragione ad esempio lo scorso giugno, in occasione dei bombardamenti sull’Iran da parte prima di Israele e poi di Donald Trump. Ma anche nell’ambito di altre vicende ormai entrate nella storia, come l’impeachment di Bill Clinton nel 1994 (ve lo ricordate quando i presidenti correvano il rischio di essere rimossi se ritenuti colpevoli di fatti anche meno gravi?) o la guerra del Golfo nel 1990. Dietro a ogni tensione geopolitica, pare volerci dimostrare lo strumento, c’è sempre una pizza.
Lo stesso è accaduto nella notte fra il 2 e il 3 gennaio. Alle 2.04 del mattino Pizzato Pizza ha ricevuto un picco di ordinazioni, proprio negli stessi minuti in cui le bombe cadevano su Caracas. Mentre la missione militare era in corso dunque, un altro tipo di missione è stata evidentemente affidata a un manipolo di assistenti. Pizza per tutti, calda, già tagliata e direttamente sulla scrivania in ufficio, perché in momenti topici non ci si può concedere neanche una pausa.
A fatti avvenuti, Trump e il segretario di stato Marco Rubio hanno svelato alle telecamere che hanno agito (di nuovo, ormai quasi la norma per l’esecutivo) senza l’autorizzazione legale del Congresso. La ragione addotta? Congress leaks, c’è il rischio di fughe di notizie. Sarà, eppure a sfere molto meno basse basta tenere d’occhio il telefono o la piattaforma di un ristorante per capire quando qualcosa bolle in pentola. Anzi, quando viene cotto in forno. E fra un morso distratto e l’altro, si compie il destino del mondo.

