Se da grandi volete essere creativi considerate Scienze Gastronomiche

Da grandi aspirate a fare i “creativi”. Ma il solo fatto di pensarlo terrorizza voi (e vostra madre), perché non sapete da dove iniziare.

Allora sappiate, giovani e ambiziosi lettori di Dissapore, che l’Università di Scienze Gastronomiche si è studiata un nuovo master, dall’ambizioso obiettivo di educare alla creatività, indagando il rapporto tra cibo e arte.

Vi sembre tutto vagamente fumoso?

Ma non è così: il programma del corso “Master of Gastronomy: creativity, ecology and Education” segue il metodo “thinking in practice” (“pensando pratico”, ma il master è interamente in inglese) e prevede un’apprendimento interattivo, oltre alle lezioni frontali.

Si parte dal semestre teorico, con 200 ore in classe divise tra filosofia, antropologia e affini, fino al design e alla gastronomia contemporanea, tenute da professori con nomi piuttosto altisonanti: tra i tanti, il sociologo Steven Shapin, da Harvard, lo psicologo sperimentale Charles Spence, da Oxford e il dottor. Franco Berrino, che insegnerà dietetica.

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Messe a punto le basi, il secondo semestre sarà meno convenzionale; suddiviso in quattro fasi, “making”, “tasting”, “being (nutrition)” e “communing”, serve come palestra per mettere in pratica le idee.

Per fornire strumenti espressivi a voi studenti si passeranno il testimone fotografi, scrittori, influencer, artisti di ogni tipo e nazionalità.

Si assaggerà molto, si viaggerà (in Italia, in Europa e fuori Europa), si simulerà la scrittura di un libro, e ogni studente creerà un portfolio di attività sviluppate durante l’anno, presentarsi avvicinarsi al mondo del lavoro con qualche carta buona da giocare.

Perché la caratteristica principale di questo master è la completa flessibilità, la possibilità di surfare tra aree tematiche diverse e utilizzare il tempo libero mettendosi alla prova negli altri corsi di Scienze Gastronomiche.

Se il master taglia i ponti con la didattica convenzionale, il costo resta elevato come gli altri all’università di Pollenzo: 16 mila e cinquecento euro. Si parte il 10 ottobre e i posti disponibili sono 25: se siete interessati tenete a mente che le iscrizioni chiudono il 4 luglio.

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L’idea è venuta al filosofo Nicola Perullo, professore di estetica, creativo e autore, in caso non l’abbiate letto, di “La cucina è arte?” e Epistenologia. Il master lo coordinerà lui.

Tutt’altra novità, di cui vi diamo la notizia in anteprima, riguarda la nascita del dottorato di Scienze Gastronomiche. Una nuova di un certo peso, se considerate che il dottorato in “Ecogastronomia, Formazione e Società” sarà il primo al mondo nel suo genere, oltre a rappresentare la chiusura di un cerchio per l’università di Carlin Petrini, che completa così il suo percorso di studi.

Il bando uscirà a giugno e i posti assegnati, possiamo dirvi in anteprima, saranno sei. Si accede tramite concorso e con una laurea di secondo livello, come per qualunque dottorato.

Quindi, se vi sentite abbastanza secchioni, buttate un occhio sul sito dell’ateneo.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

28 Maggio 2018

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