Secondo Coldiretti, a causa dell’italian sounding stiamo perdendo 42 milioni di euro all’anno

Lo studio di Coldiretti presentato a un'importante a New York spiega l'impatto economico - e non solo - del cibo "ispirato" a quello italiano.

Secondo Coldiretti, a causa dell’italian sounding stiamo perdendo 42 milioni di euro all’anno

In occasione del Summer Fancy Food Show, la fiera del cibo di alta gamma che si tiene ogni anno a New York all’inizio dell’estate, Coldiretti ha diffuso l’ennesimo dato allarmante sulle perdite di fatturato per i produttori agroalimentari italiani a causa del cosiddetto Italian sounding, ovvero quei prodotti che assomigliano a quelli italiani ma non sono prodotti in Italia.

Il Summer Fancy Food Show di New York, comunemente chiamato semplicemente Fancy Food, è organizzato dalla Specialty Food Association; si svolge ogni anno al Jacob K. Javits Convention Center e rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali per il settore agroalimentare. Per le aziende italiane costituisce una piattaforma strategica per consolidare la propria presenza negli Stati Uniti.

Cosa significano i numeri di Coldiretti?

olio americano

I dati diffusi al Coldiretti Theatre all’interno della fiera newyorkese sono importanti per un duplice motivo: quello economico e quello legato alla salute dei consumatori.

Il dato economico è piuttosto allarmante: 40 miliardi di euro l’anno sarebbe l’ammontare delle vendite di prodotti come il Parmesan, ma anche come molti altri formaggi (il settore più colpito), oltre a salumi, conserve, pasta, olio e perfino vino.

Sempre secondo lo stesso report, negli Stati Uniti si acquistano circa 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di provolone contraffatto, 23 milioni di chili di Pecorino Romano, quasi 40 milioni di chili di altri formaggi ispirati alla tradizione italiana, come il Friulano, e oltre 2 miliardi di chili di mozzarella. Complessivamente, la produzione di formaggi “Italian style” sfiora i 2,7 miliardi di chili ed è concentrata soprattutto negli Stati del Wisconsin, della California e di New York, che rappresentano circa il 90% della produzione.

L’amministrazione Trump non è certo famosa per difendere i prodotti autentici. Anzi, a febbraio gli Stati Uniti hanno concluso un accordo commerciale con l’Argentina nel quale il Paese si è impegnato a riconoscere come “nomi generici” 39 denominazioni DOP e IGP europee. Secondo Coldiretti, questo rischia di favorire ulteriormente la commercializzazione di prodotti che richiamano le eccellenze italiane senza rispettarne i disciplinari e senza poter utilizzare legalmente le denominazioni protette.

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Altri 2 miliardi di euro deriverebbero invece, sempre secondo la stima di Coldiretti, dall’applicazione della normativa doganale sull’origine delle merci, che consente di commercializzare come “Made in Italy” prodotti ottenuti da materie prime estere purché abbiano subito nel nostro Paese l’ultima trasformazione sostanziale. La norma richiamata è l’articolo 60 del Codice doganale dell’Unione (Regolamento UE n. 952/2013) che stabilisce che, quando alla realizzazione di un prodotto contribuiscono due o più Paesi, l’origine è attribuita al Paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, purché sia economicamente giustificata e rappresenti una fase importante del processo produttivo. In pratica, un alimento può essere considerato di origine italiana anche se le materie prime provengono dall’estero; ad esempio, il concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina e trasformato in salsa in Italia può essere commercializzato come prodotto di origine italiana secondo le regole doganali. Negli ultimi mesi Coldiretti ha lanciato una mobilitazione nazionale, coinvolgendo ANCI, Regioni e Comuni, chiedendo all’Unione europea di cambiare l’articolo 60 ed escludere i prodotti agroalimentari dal criterio dell'”ultima trasformazione sostanziale”.

Il discorso sulla salute è invece meno dimostrabile. Tuttavia, Coldiretti punta il dito sul fatto che i prodotti italiani autentici sono i portabandiera della dieta mediterranea, considerata uno dei regimi alimentari più salutari al mondo. Inoltre, la produzione secondo le denominazioni DOP e IGP, grazie al rispetto di disciplinari rigorosi, è fortemente regolamentata e garantisce standard qualitativi elevati delle materie prime.