Sembra che ci sia una possibilità per lo zucchero italiano

Coprob Italia Zuccheri fa sapere che le rese di barbabietole, crollate vertginosamente l'anno scorso, stanno migliorando, e crea incentivi per il 2027.

Sembra che ci sia una possibilità per lo zucchero italiano

Lo zucchero è un alimento controverso: lo adoriamo, eppure ce ne priviamo perché fa male. Negli ultimi anni sempre di più abbiamo sostituito allo zucchero sostanze spesso molto più costose e non sempre più salutari. Oggi, come spesso accade nelle mode alimentari, si torna a pensare che uno zucchero italiano, magari estratto da materia prima biologica, consumato con moderazione, non sia poi così male. Eppure, questa moda dello zucchero alternativo, assieme ad alcune politiche europee anti protezionistiche sul mercato interno e ad accordi commerciali di libero scambio con il Sud America, ha causato molti danni all’industria dello zucchero italiana, con la chiusura di molti stabilimenti e il crollo vertiginoso della produzione di barbabietola. L’ultima notizia era arrivata a inizio 2026 e parlava della conversione dello stabilimento di Pontelongo (PD) al solo confezionamento.

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Oggi però c’è una notizia rincuorante: Coprob Italia Zuccheri, che attualmente è il più importante produttore di zucchero sul nostro territorio, nonchè proprietario dello stabilimento di Pontelongo, dopo anni molto difficili ha cominciato una politica di aumento delle superfici coltivate a barbabietola e di riconversione dello stabilimento di Pontelongo in uno stabilimento di produzione.  Per riaprire la produzione a Pontelongo, Coprob ha l’obiettivo di arrivare a 25 mila ettari coltivati a barbabietola sul territorio (oggi siamo a 19.000). Nel Veneto, lo stesso territorio dello stabilimento di Pontelongo, le superfici sono passate da circa 12.000 ettari a poco più di 5.000 in dieci anni.

Oggi Coprob è l’unico produttore di zucchero 100% italiano e la produzione nazionale copre solo circa il 10-15% del fabbisogno italiano, quindi l’aumento della coltivazione avrebbe un impatto importante sull’autosufficienza del Paese.

La qualità della barbabietola in Italia

barbabietole da zucchero

Il punto principale è aumentare la produzione di barbabietola da zucchero sul territorio italiano, una coltivazione che ha subito un drastico ridimensionamento dopo la riforma del mercato europeo dello zucchero avviata nel 2006 e culminata, nel 2017, con l’abolizione definitiva delle quote produttive. Venuto meno il sistema che regolava e proteggeva la produzione europea, i grandi Paesi produttori di barbabietola del Nord Europa, come Francia e Germania, hanno rafforzato la loro competitività, mentre sul mercato continuano a pesare anche le importazioni di zucchero di canna provenienti da grandi produttori extraeuropei, in particolare dal Sud America.

Tuttavia sembra che stiamo ricominciando a produrre delle buone barbabietole. Grazie al clima favorevole (per una volta) e al lavoro agronomico fatto sulla selezione delle barbabietole, quest’anno si è avuto un miglioramento della produzione sia come quantità sia come qualità. Coprob fa sapere che nelle colture biologiche si è arrivati a 4-5.000 euro per ettaro di resa.

Inoltre, le barbabietole raccolte presentano un elevato contenuto di saccarosio, misurato attraverso la cosiddetta polarizzazione. In molti appezzamenti i valori superano il 18%, mentre in un’annata normale la polarizzazione si attesta generalmente tra il 16% e il 17,5%. Si tratta quindi di un risultato che indica una materia prima di qualità superiore e una maggiore resa nella produzione di zucchero.

Per incentivare ulteriormente la coltivazione della barbabietola, l’azienda ha aperto dal 1° agosto al 30 settembre la campagna contratti per il raccolto 2027. Gli agricoltori che aderiranno riceveranno un pacchetto di agevolazioni che comprende un premio sul prezzo di conferimento dello zucchero della campagna 2027, uno sconto sull’acquisto del seme e, per le aziende certificate SQNPI e biologiche, analisi gratuite del terreno. Nel complesso, il valore degli incentivi può arrivare fino a 150 euro per azienda aderente (dati Ansa).

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