Si chiama Healtion, ed è il nuovo e inaspettato polo del food italiano

Dall'espansione di Probios nasce Healtion, il polo del food "senza" e salutista tutto italiano.

Si chiama Healtion, ed è il nuovo e inaspettato polo del food italiano

Il nuovo polo del food italiano si chiama Healtion, ed è una realtà piuttosto inaspettata e relativamente nuova per un’industria alimentare che storicamente ha puntato molto su nazionalismo, pasta, biscotti al burro e – ovviamente – Nutella. Healtion, che è la crasi tra “healt” e “nutrition”, è infatti un nuovo polo italiano dedicato al cibo “healty”, che non significa per forza “salutare” come traduzione letterale vorrebbe, ma più “salutista”, pensato per i regimi dietetici particolari (dovuti alla volontà di perdere peso ma anche alle intolleranze) o per gli sportivi.

D’altra parte, il mercato del “free from” (perché definirlo “cibo senza”, in italiano, era effettivamente un po’ triste) è da tempo in grande espansione, con un 56,9 miliardi di euro di sell-out e una copertura di quasi il 25% delle referenze totali, capitanate dal gluten free. Abbiamo bisogno di liberarci di pesi, qua e là nella nostra alimentazione, siano pesi grassi, zuccherini, glutinici: al di là delle effettive necessità di salute, è un fatto che ultimamente ci sentiamo rassicurati dal togliere qualcosa alla nostra alimentazione (tutto partì con l’olio di palma, forse), e il mercato risponde alle nostre richieste.

Come nasce Healtion

Healtion, con sede a Calenzano, in provincia di Firenze, nasce dall’espansione di Probios conseguente al passaggio di controllo del marchio al fondo Agreen Capital.

Del gruppo, oltre a Probios, fanno parte anche BMS, azienda umbra che coordina il processo di trasformazione e confezionamento di prodotti agroalimentari biologici, salutistici, “free-from” e biologici; Il Nutrimento, fondata nel 1990; Vegeatal, polo di innovazione plant-based nato in Toscana nel 2019, e i marchi Baule Volante, Fior di Loto, ViviBio, Zer% e La Finestra sul Cielo.

I piani di espansione di Healtion

Il piano industriale del gruppo prevede che nel 2030 si arrivi a ricavi di 300 milioni di euro, con investimenti pari a circa 100 milioni che permetteranno all’azienda di crescere e di lanciare più di sessanta nuove referenze ogni anno.

Esiste anche un piano di investimenti (denominato “Healtion Ventures”) dedicato a sostenere start-up, scale up e progetti innovativi nei settori dell’healthy food e del food tech.

Insomma, qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a un’azienda che va incontro a quelle che sembrano essere nuove mode più che nuovi modelli di consumo. Forse è vero, ma sono mode che sembrano essere durature, almeno in termini di mercato, e che comunque in parte incontrano anche necessità di sostenibilità che non è solo il pubblico a richiedere, ma l’intero Pianeta. Non a caso, Healtion ha ottenuto la certificazione B Corp, che attesta a livello internazionale l’impegno verso un modello d’impresa che crea non solo valore economico ma anche sociale e ambientale.