Siccità e le peggiori inondazioni in 30 anni: il Ciad è sull’orlo della carestia

Il Ciad è stato prima strozzato dalla siccità e poi sommerso dalle inondazioni: l'ombra della carestia si fa sempre più concreta.

Siccità e le peggiori inondazioni in 30 anni: il Ciad è sull’orlo della carestia

“Come hai appena visto, ho provato a mungere sei mucche ma non sono riuscita a ottenere un solo litro di latte” racconta Fatime Tchari, pastore nomade del Ciad, ai microfoni di Reuters. “Gli animali sono stressate, malate e malnutrite a causa della siccità e delle inondazioni”. L’intero Paese, incastonato nel pieno cuore del continente africano, è stato prima strozzato da un lungo periodo siccitoso e poi travolto dalla stagione delle piogge più intensa degli ultimi 30 anni, che ha lasciato intere aree – comprese parti della stessa capitale, N’Djamena – attraversabili solo a bordo di una nave. La situazione alimentare, come potrete immaginare, è disperata: i terreni agricoli e i pascoli sono sommersi dall’acqua, con l’ombra della carestia che si fa sempre più terribilmente concreta.

fame

Secondo il Notre Dame Global Adaptation Initiative Index i Paesi dell’Africa Centrale sono, di fatto, tra i più vulnerabili alla furia dei cambiamenti climatici, anche a causa del degrado del suolo e della scarsa pianificazione urbana: l’intensificarsi in frequenza e potenza degli eventi estremi (siano questi inondazioni o siccità) ha spinto l’intera comunità di pastori nomadi verso il baratro della fame. Basti pensare che, in una stagione normale, un gruppo di cinquanta individui e 450 bovini impiegherebbe un anno per coprire una superficie di circa 2000 chilometri; mentre alle condizioni attuali, in fuga dall’acqua e dalla carestia, l’hanno coperta in appena tre mesi.

“È difficile per le mucche produrre latte in queste condizioni” ha continuato Tchari. “L’anno scorso abbiamo visto le nostre mucche morire di fame davanti ai nostri occhi, quest’anno stiamo affrontando un altro disastro. Abbiamo bisogno di cibo e vaccini per preservare le nostre mandrie o finiremo per perdere tutto”.