Sindrome dell’intestino irritabile, la dieta è meno importante di quanto si pensava

La sindrome dell'intestino irritabile non è collegata a un maggior consumo di glutine, e neanche di carboidrati FODMAPS, rivela un nuovo studio sulla dieta.

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La sindrome dell’intestino irritabile, un disturbo avvicinato alla celiachia ma che celiachia non è, viene comunque spesso associato ai cibi contenenti glutine, o in alternativa a un certo tipo di carboidrati (i cosiddetti FODMAPS): ora però uno studio scopre che le cause, e le cure, potrebbero entrarci poco con la dieta, e con l’alimentazione in generale. La ricerca, della Chalmers University of Technology e dell’Università di Uppsala, in Svezia, non mostra una relazione tra l’elevata assunzione di glutine e l’aumento dei sintomi. I ricercatori hanno scoperto che i fodmaps possono aggravare i problemi intestinali: tuttavia, i risultati complessivi indicano che hanno anche meno influenza di quanto si pensasse in precedenza.

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“La sindrome IBS è una malattia molto complessa che coinvolge molti fattori, ma i nostri risultati indicano che gli effetti di diete specifiche non sono così grandi come si pensava in precedenza“, spiega Elise Nordin, dottoranda in Scienze dell’alimentazione presso Chalmers e autrice principale dell’articolo scientifico, pubblicato nell’American Journal of Clinical Nutrition.

La sindrome dell’intestino irritabile colpisce circa il 3-5 percento della popolazione mondiale e comporta sintomi come mal di stomaco, diarrea e costipazione. Nel nuovo studio, che ha incluso 110 persone con IBS, i ricercatori hanno esaminato come le persone sono state colpite servendo loro budini di riso preparati in modi diversi. Una varietà era ricca di glutine mentre l’altra conteneva grandi quantità di carboidrati della varietà “fodmaps”, cioè carboidrati fermentabili, comprese alcune catene di fruttosio e lattosio.