Slow Food, indicazioni in etichetta assenti per tre quarti dei salumi igp e dop

L'ultima ricerca condotta da Slow Food fa emergere alcune ambiguità sulla maggior parte dei disciplinari europei per la produzione di salumi.

Coppa di testa, salumi

Slow Food presenta alla giornata inaugurale di Cheese gli inquietanti risultati di una ricerca condotta sui disciplinari europei per la produzione di salumi. Secondo lo studio, infatti, oltre i tre quarti (76,7%) delle 176 carni suine europee che si fregiano delle denominazioni igp o dop non contengono informazioni riguardanti il luogo di nascita dei maiali o le limitazioni delle aree. Secondo il parere di Chiara Palandri, autrice della ricerca, il quadro che emerge sottolinea come molti dei disciplinari esaminati non prevedano alcun tipo di norma su aspetti che, probabilmente, dovrebbero essere regolamentati.

salumi

Dei 176 disciplinari scrutinati dallo studio, è emerso che 79 (pari al 44,9%) non fanno riferimento ad alcuna razza suina specifica, mentre per oltre metà delle igp o dop (89 casi, equivalenti al 50,6% del totale) non c’è alcuna informazione riguardante l’origine delle carni. Sono state rilevate diverse ambiguità anche sull’alimentazione dei suini, dove il 67,6% dei disciplinari non contengono indicazioni circa l’origine, e le tecniche di allevamento: in questo caso, ben 127 disciplinari (il 72,2% di quelle complessive) consentono qualsiasi pratica che non sia vietata dalla legge nazionale o europea. Le eccezioni riguardano Portogallo, Spagna e Francia, ossia i Paesi che possono vantare i disciplinari più rigorosi che garantiscono l’utilizzo di razze autoctone. Dalla penisola iberica e dai nostri cugini d ‘oltralpe, inoltre, arrivano anche i soli disciplinari (46, pari al 26,1% del totale) che prevedono il pascolamento degli animali.

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