di Cinzia Alfè 22 Novembre 2016
distributore merendine

Spaccio continuato di merendine e brioscine, con l’aggravante della recidiva. Questo il reato per cui Antonio, studente diciassettenne di un istituto di Moncalieri, vicino Torino, è stato sospeso per dieci giorni dalle lezioni scolastiche.

L’intraprendente studente torinese aveva creato una sorta di mercato nero della merendina, vendendo ai propri compagni snack e brioche a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli venduti dalla scuola stessa, riscontrando grande successo e popolarità tra i 1700 clienti, o meglio compagni, dell’istituto torinese.

Anche grazie alla notevole abilità negli affari: il ragazzo testava i prezzi nei vari supermercati locali per trovare le merendine più convenienti, e si informava con scrupolo dei gusti e delle preferenze dei compagni grazie a un gruppo su Whatsapp da lui creato, dove i compagni gli comunicavano le proprie preferenze e i proprio gusti.

Comportamento che però, lo scorso anno, epoca in cui si sono svolti i fatti, ha causato al giovane imprenditore la sospensione dalle lezioni per dieci giorni nonché –probabilmente– una sonora bocciatura.

Peccato che quest’anno il pusher dei tegolini ci sia ricascato, e sia stato colto in flagrante con lo zaino straripante di flauti e saccottini. Comportamento che gli ha causato un’ulteriore sospensione scolastica.

Dice infatti Stefano Fava, preside dell’Istituto in questione in una intervista a Repubblica, che le contromisure si sono rese necessarie per inculcare nel giovane studente il rispetto delle regole in ogni campo, vendita di  merendine comprese. Regole che non permettono di spacciare merendine all’interno della scuola ponendosi in regime di concorrenza con l’Istituto stesso.

Ma la questione, continua il preside, riguarda anche l’aspetto della sicurezza alimentare: “dobbiamo pensare al benessere e alla salute dei nostri studenti. Non sappiamo da dove provenissero quelle merendine, né se fossero scadute o mal conservate. E se i nostri allievi fossero stati male?».

Dal canto suo, il giovane spacciatore di snack a basso prezzo cerca di difendersi dicendo di aver dato il via al traffico “quando ho notato che gli snack a scuola erano cari. Un tè freddo da mezzo litro costa 1,50 euro, quando al supermercato va dai 29 ai 35 centesimi.

Ho iniziato per scherzo – continua lo studente. I compagni mi ordinavano la roba, perché risparmiavano”.  Alle  accuse di indebito arricchimento alle spalle dei compagni, il giovane controbatte dicendo  che “mi usciva a malapena una ricarica telefonica al mese” e che persino durante il periodo di massima attività  è riuscito a farci uscire solamente un cellulare usato da 300 euro: “nel mio istituto ci sono 1.700 allievi, ma mica compravano tutti da me”, dichiara, forse con un filo di rammarico, l’imprenditore in erba.

E in effetti, anche le “dosi” sequestrate al reo non sembrano tali da poter intimorire le vendite ortodosse e legali della scuola: “quando mi hanno beccato, la settimana scorsa, nello zaino avevo 20 snack, 10 lattine di bibite e 10 tè freddi”, racconta Antonio.

Per non parlare poi del lucro: pochi centesimi a “pezzo”, o meglio a merendina: “Pagavo gli snack 30 centesimi, li rivendevo a 50. Alla macchinetta, però, costano un euro. I margini erano minimi, saranno stati cento euro al mese”.

Ma tant’è, la vendita in nero di merendine è illegale così come quella di ogni altro bene, tanto che lo scorso anno, quando era stato pizzicato la prima volta, Antonio aveva sopportato le conseguenze del suo commercio illegale, pagando regolarmente il debito con la società: “Sono stato sospeso per dieci giorni. In più, per 20 giorni sono stato piantonato in classe durante i due intervalli, delle 10 e delle 12, in modo che non potessi smerciare gli snack”.

Non solo sospeso, ma anche piantonato, proprio come si conviene a un criminale par suo.

Ma nonostante questo, l’istinto imprenditoriale era troppo forte in Antonio, e quest’anno ci è ricascato, lui e il suo zaino colmo di merendine per i compagni. Dimostrando peraltro indiscusse doti di iniziativa e imprenditorialità.

“Non vogliamo inibire la sua vena imprenditoriale” —dice il preside dell’Istituto— deciderà il consiglio di classe il percorso più giusto per recuperare lo studente dal punto di vista educativo”.

Anche perché sarebbe un peccato sprecare una tale passione, visto che Antonio ha un sogno per il suo futuro, rispetto al quale dimostra di avere le idee ben chiare:

“Il mio sogno sarebbe aprire un locale per far lavorare la mia famiglia e i miei fratelli. Mi piace avere a che fare con le persone. Ma è un sogno irrealizzabile, papà fa l’operaio, abbiamo solo il suo reddito”.

E chissà, forse da oggi, in virtù della visibilità conquistata col suo precoce commercio, Antonio avrà qualche speranza in più. Grazie a una manciata di brioche e merendine di contrabbando.

[Crediti | Link: Repubblica]