Se il caro vita ha toccato anche il vostro settimanale di cruciverba preferito, ci pensa il CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, che per l’estate ha pensato a un libercolo da distribuire nelle spiagge, e solo nelle spiagge, per fare formazione ludica sull’olio di oliva.
L’opuscolo, distribuito gratuitamente negli stabilimenti balneari, raccoglie quiz, cruciverba e giochi dedicati all’olio extravergine di oliva, pensati per promuoverne la conoscenza e un consumo più consapevole. Non ci è stato possibile visionare direttamente l’opuscolo, ma da quello che sappiamo la finalità è anche migliorare la conservazione dell’olio nelle case: bottiglie di vetro scuro, protette da fonti di calore (con queste temperature è complesso) e non lasciate aperte vicino ai fornelli (ricordiamo che l’olio è anche infiammabile). L’opuscolo fa parte del progetto del CREA denominato “Oleario. Dove l’Italia lascia il segno”.
Oleario è un progetto di divulgazione nato nel 2022 per promuovere la conoscenza dell’olio extravergine di oliva italiano attraverso materiali didattici, iniziative educative e strumenti divulgativi rivolti ai consumatori. Il suo progetto più grande è il Trivia Game, un gioco online a domande multiple che, nella sua edizione inaugurale, organizzata nel novembre 2024 in collaborazione con l’Associazione Donne dell’Olio, ha coinvolto 850 studenti di 6 istituti superiori di diverse regioni italiane e che finora ha già coinvolto 25 scuole in 11 regioni d’Italia.
Abbiamo provato la demo del Trivia Game di Oleario
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Si possono scegliere il numero di giocatori da coinvolgere e la tipologia di domande, facendo una selezione tra questi argomenti: chimica dell’olio, conformazione della pianta di ulivo, caratteristiche sensoriali, l’olivicoltura, l’ulivo e l’olio tra i miti e la storia, economia circolare e invenzioni dell’olio, etichetta come strumento per comunicare la qualità dell’olio.
Le domande sono abbastanza semplici, ma non troppo. Alcune prevedono una preparazione tecnica che forse gli allievi delle scuole superiori non sempre hanno già raggiunto, ma immaginiamo che tutto questo sia uno spunto per approfondire la conoscenza.
Di fronte a tante mercificazioni, l’aspetto più lodevole di questa iniziativa è che non c’è niente da vendere ed è davvero un sistema per stimolare la curiosità nei confronti di un prodotto molto importante per l’agricoltura italiana e portarvi anche un certo grado di consapevolezza. Probabilmente chi partecipa al Trivia Game e, pensiamo, chi fa il cruciverba sotto l’ombrellone, avrà più voglia di acquistare un olio di qualità.
Resta il problema del prezzo: l’olio extravergine italiano, magari monocultivar, raggiunge livelli di prezzo molto importanti e, nella cucina italiana, l’uso frequente che se ne fa lo rende difficilmente acquistabile da famiglie a basso reddito. La consapevolezza è sempre un grande strumento, e forse il solo che può cambiare il mercato. Il mercato, dal canto suo, ce la mette tutta per essere un luogo difficile in cui vivere.
L’Italia, pur essendo il secondo produttore europeo di olio d’oliva, non produce abbastanza olio per soddisfare il consumo interno (di privati e industria), per questo importa ogni anno grandi quantità di olio, soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia (secondo Ansa i tre paesi rappresentano oltre l’83 % delle importazioni in Italia). Sono in genere oli molto meno costosi del nostro.
E non è una grande novità quella per cui tutto l’olio importato finisce sugli scaffali così com’è: una parte viene imbottigliata con la propria origine estera, un’altra entra nelle miscele realizzate dalle aziende di confezionamento italiane, che ovviamente devono riportare in etichetta la provenienza dell’olio, ma per i meno attenti, il nome dell’azienda italiana suggerisce la provenienza italiana.
Benvenuto al test, dunque.
