Starbucks: in Giappone sconti sui prodotti invenduti prima della chiusura

Novità negli Starbucks in Giappone: sui prodotti invenduti e sugli avanzi non vendibili il giorno dopo saranno applicati sconti prima della chiusura.

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Andiamo in Giappone perché qui Starbucks propone sconti sui prodotti invenduti prima della chiusura. Non si tratta certo di una novità: sul sacro suolo nipponico è pratica comune per molti locali e catene mettere in vendita scontati poco prima della chiusura i prodotti rimasti invenduti della giornata che non potranno essere messi in vendita il giorno dopo.

La filosofia alla base di questa pratica molto comune nei supermercati giapponesi è che determinati articoli del giorno precedente non potranno più essere abbastanza freschi da essere venduti il giorno dopo. Quindi, al posto che finire col buttare nella spazzatura l’invenduto del giorno precedente, meglio abbassarne il prezzo e invogliare così qualcuno a comprarlo mentre è ancora buono da mangiare.

A questo si aggiunge il fatto che le filiali di Starbucks in Giappone hanno notato che la maggior parte dei loro clienti frequenta i locali nel tardo pomeriggio o in prima serata.

Così, a partire da questa settimana, ecco che la catena comincerà ad offrire sconti sui prodotti alimentari invenduti prima della chiusura. In pratica Starbucks ridurrà i prezzi del 20% per prodotti da forno, panini e dessert presenti nelle vetrine adiacenti alla cassa a partire da tre ore prima dell’orario di chiusura nei giorni in cui hanno un eccesso di avanzi.

Tale progetto sarà attivo in tutte le 1.600 sedi giapponesi di Starbucks. L’azienda ha spiegato che questo sistema rientra nei suoi sforzi per tentare di ridurre la quantità di rifiuti alimentari della catena: il 15% di essi attualmente è rappresentato da cibo scaduto, con la maggior parte degli sprechi alimentari rappresentato da chicchi di caffè rimasti dopo la preparazione (una parte di essi viene comunque riciclata come fertilizzanti o mangimi).

A proposito di Starbucks: chissà se anche in Giappone i suoi dipendenti sono stufi di preparare bevande personalizzate “eccessive, ridicole e disgustose”?

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